Trovati i relliti di 2 torpediniere affondate nel ’43 con la Roma

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Missione compiuta. Dopo 70 anni di tentativi falliti, seguiti a lunghi silenzi, sono stati filmati per la prima volta i relitti dei cacciatorpediniere “Da Noli” e “Vivaldi”.

LA MADDALENA – Finite in un campo di mine sotto il fuoco tedesco nelle Bocche di Bonifacio il 9 settembre 1943, durante le drammatiche ore del dopo-armistizio, le due unità italiane erano affondate a poche ore di distanza una dall’altra.

La scoperta ha straordinario valore storico. L’ha resa possibile la perseveranza della conduttrice della trasmissione di Rai Uno “Linea Blu”, la giornalista Donatella Bianchi. Che, assieme al marito Tomasino Muntoni, proprietario di un diving a Santa Teresa, e a un team di esperti sub, per diversi anni ha portato avanti le ricerche. Il ritrovamento, avvenuto ai primi di maggio, giunge a 10 mesi dalla scoperta, nel golfo dell’Asinara, del relitto della corazzata Roma. Navi unite da un destino comune perché i due convogliocacciatorpediniere, all’indomani dell’armistizio, erano partite dalla Liguria per congiungersi, nelle acque sarde, alla flotta capitanata dalla Roma. Ma come si è arrivati alla scoperta?: “È una storia cominciata 20 anni fa – osserva Tomasino Muntoni – quando un corallaro còrso mi rivelò di aver individuato il sito dove si trovavano i due relitti. Da allora è divenuto un pensiero fisso che ho condiviso con Donatella”. “Dal 2006 abbiamo provato a individuarli con diverse missioni – prosegue – Non è stato facile, però, perchè le coordinate che avevamo non erano esatte. Così a ogni immersione tornavo con una grande frustrazione”.

Un lavoro di studio delle carte nautiche, delle rotte delle due navi, dei libri di storia. “Dopo il ritrovamento della Roma siamo ripartiti con maggiore entusiasmo e abbiamo coinvolto Roberto Rinaldi, già collaboratore dell’équipe di Jacques Costeau, che con la sua attrezzatura poteva fare immagini in 3D – racconta Muntoni – Un anno fa abbiamo rimesso insieme i pezzi e incrociato i nostri dati con quelli francesi, ma non siamo riusciti a trovare i siti. Ci siamo sentiti sconfitti”.

Poi, ai primi di maggio, un altro tentativo, in una giornata fredda, scura, nel mare agitato, fino alla grande emozione: “Quando abbiamo visto salire il galleggiante abbiamo gioito finalmente. Dopo tre ore di immersione siamo corsi al diving a vedere le immagini. Ho chiamato mio padre, perché lui si ricordava di aver visto e sentito le esplosioni quel giorno, dal faro di Capo Testa”. A raccontare l’emozione della scoperta è lo stesso Roberto Rinaldi: “Sono sceso da solo, con un respiratore a circuito chiuso e la mia telecamera. Raggiunti i 98 metri di profondità ho nuotato un po’ e l’ho vista, nonostante le acque torbide e la poca luce. La Da Noli era spezzata, c’era solo la poppa, sul ponte erano visibili una mitraglia, un cannone, le bombe di profondità. Nelle altre immersioni siamo scesi in tre, con Aldo Ferrucci e Mario Perniciano. A un miglio di distanza, a una profondità di 112 metri, abbiamo individuato la prua della Vivaldi“.

affondamento Roma

Un’altra immersione che ha consentito di girare immagini straordinarie del cacciatorpediniere: “La nave era stata autoaffondata dopo un lungo cannoneggiamento ma la prua era intatta. Nonostante le condizioni meteo non ottimali siamo riusciti a filmare una bussola, tanti attrezzi, il cannone di prua corazzato che abbiamo riconosciuto nelle foto dell’epoca, le cisterne che ancora oggi perdono gasolio che lentamente sale in superficie”. Le sequenze saranno trasmesse in anteprima in una puntata speciale della stagione estiva di “Linea Blu”: “Col materiale registrato mi piacerebbe girare un film che ricordi questa vicenda- conclude Rinaldi – ma bisogna dire grazie a Donatella Bianchi, una giornalista appassionata che le notizie le va a cercare, e a Tomasino Muntoni, che col suo entusiasmo ci ha spinti tutti a questa ricerca incredibile”.

++ RITROVATO RELITTO CORAZZATA ROMA, AFFONDATA NEL '43 ++