Scajola e la casa al Colosseo: “Dissi “a mia insaputa…”

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“La frase è stata riportata in un’intervista. Ma non l’ho mai pronunciata”. Così l’ex ministro Pdl in aula a Roma per il processo che lo vede imputato per finanziamento illecito in relazione all’appartamento con vista Colosseo che gli sarebbe stato pagato da un professionista vicino all’imprenditore Diego Anemone, coinvolto nell’inchiesta sugli appalti per il G8 a La Maddalena.

scajolaROMA – Avrebbe detto “a mia insaputa”… a sua insaputa. Questa la versione fornita dall’ex ministro e dirigente del Popolo della Libertà Claudio Scaloja davanti ai giudici del processo che lo vede imputato a Roma di finanziamento illecito in relazione all’acquisto del “celebre” appartamento vista Colosseo di via Fagutale. “Sono diventato famoso per la storia del ‘tutto a mia insaputa'”, ha detto l’ex titolare del dicastero per lo Sviluppo. “Un termine – ha aggiunto – riportato in una intervista, che non ho mai però pronunciato”. “In questa vicenda – ha proseguito l’ex ministro – ho una grossa colpa: non avendo mai acquistato nulla dovevo mettere più attenzione nell’acquisto dell’abitazione. In quel periodo lavoravo moltissimo, la cifra (700 mila euro ndr) per l’acquisto mi sembrava nei limiti del mio budget ma quando ho saputo dai giornali e dalle carte del processo il prezzo d’acquisto (un milione e 700 mila secondo la Procura ndr) sono rimasto perplesso”.

Ancora, l’ex parlamentare ha spiegato: “Se fossi stato a conoscenza di ogni passaggio di questa vicenda non sarei qua oggi. Poi aggiungo che se fossi stato un farabutto mi sarei comportato in modo diverso. Qualche giornalista ha detto che forse è stato tutto fatto per la ricerca di una mia benevolenza. Non lo so, non faccio esercizi di fantasia. g8l'aquilaDico solo che nei confronti di Balducci ed Anemone (rinviati a giudizio la settimana scorsa nell’inchiesta per gli appalti del G8 a La Maddalen, ndr) avevo riconoscenza perché mi avevano aiutato a risolvere un problema”. Ancora, l’ex deputato berlusconiano ha spiegato in aula: “In quella casa non ci abito più, l’ho messa in vendita ma per adesso quei pochi che si sono fatti vivi, alla luce di quanto accaduto, sono scappati. Spero di riuscire a venderla al termine del processo”.

Nel corso dell’interrogatorio Scajola ha ricostruito tutte le fasi della vicenda: dalla ricerca di un’abitazione a Roma alla scelta dell’appartamento a pochi metri dal Colosseo. “Quell’appartamento – ha risposto – mi fu proposto da Angelo Balducci, che conoscevo da tempi del Giubileo quando egli era commissario straordinario. Mi disse che quell’appartamento costava 700mila euro che però era stato opzionato da Diego Anemone il quale però era disposto a cederlo. Contattai quindi Anemone e mi disse che era disposto a cederlo e che avrebbe potuto fare i lavori di ristrutturazione che erano necessari: per quei lavori, pagati in contanti, ho speso circa 60 mila euro”.

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