arsenale notte

E dopo i ritardi, aumentano i contenziosi per le incompiute del G8…

marcegaglia_berluscaLA MADDALENA – Effetto boomerang. Beffa doppia. E un’intera comunità amareggiata. Sì, perché ai ritardi nelle bonifiche si aggiunge l’aspetto grottesco dei contenziosi: le aziende lasciate a metà del guado dalle incompiute post G8 diventano agguerrite. Mita Resort chiede 149 milioni di risarcimento: proprio per il risanamento a mare mai finito l’ex arsenale di Moneta assegnato al gruppo Marcegaglia è stato chiuso. E il Club Med rescinde il contratto con la Regione a Caprera. Tutto in un quadro che spinge i politici della Maddalena a gridare allo scandalo: «Una vergogna nella vergogna», ripetono un po’ tutti, chiedendo il riavvio di tutte le opere dimenticate. Imponente il livello dello scontro, massicce le contestazioni. La Regione non ha attuato le intese su decine di siti della Marina italiana che dovevano passare al Comune, resta sospeso il progetto per razionalizzare la parte retrostante del porto-arsenale, nessuno parla più del riassetto di zone come Punta Rossa.

comiti_consIn standby anche i programmi per utilizzare i complessi sino al 2008 occupati dalla Us Navy. Così oggi il sindaco ricorda come gli impegni siano stati disattesi più volte. «Sono furibondo e indignato perché i tempi continuano a slittare – attacca Angelo Comiti – So che nei prossimi giorni dovrebbe esserci un incontro per far passare a noi le competenze commissariali sulle bonifiche attribuite alla Regione. Ma non si sa ancora quando si terrà». «In ogni caso», chiosa, «il Comune subentrerà solo a patto che il Ministero resti dentro il meccanismo dell’assistenza tecnico-scientifica e a condizione che sia il Ministero sia la Regione garantiscano tutti gli impegni finanziari necessari, a iniziare dai 400mila euro di cui ha bisogno l’Arpas per la caratterizzazione ambientale della parte esterna del portoarsenale». «Mi fa specie che tutti si preoccupino di Budelli, semplicemente passata da un privato a un altro, isola non a rischio perché tutelata da tre tomi di vincoli rigidissimi, e che nessuno del gotha regionale assicuri invece la fine delle bonifiche a Moneta: soprattutto si adoperi per trovare tutti i soldi», spiega il sindaco.

pfzanchettabiancareddu_l_assessore_Pierfranco Zanchetta, uno dei consiglieri d’opposizione, incalza: «Stato e Regione si devono assumere le loro responsabilita. Fanno ridere dichiarazioni come quelle dell’assessore Biancareddu su Budelli, venduta con mille norme di salvaguardia che la rendono inviolabile, e neanche il minimo cenno alle bonifiche mai concluse che compromettono l’ambiente», «Qui siamo cornuti e mazziati: lo Stato ha scaricato le malefatte dei suoi funzionari sulla nostra collettività e regalato strutture nostre come quella data alla Mita a privati che ora chiedono i danni», prosegue. Per concludere: «È tempo di affidarle a operatori locali ed è tempo che il sindaco smetta di credere alle promesse fatte finora da Roma e Cagliari».

Ma dopo il G8 mancato, gli appalti truffa e i bis nel rinvio a giudizio della Cricca accusata di aver rubato metà dei 480 milioni pubblici destinati alla riconversione, tanti pensano che il cambio di rotta per dimenticare il passato da piazzaforte militare non sia più possibile. E le esperienze brucianti delle incompiute, le impressionanti cifre dello scandalo, la ripetizione di omissioni e sbagli sembrano dare ragione a chi è critico.

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Per il risanamento a mare nell’area Mita occorrono 19 mln, non più solo gli 11,5 stanziati, oltre che un progetto rimodulato sulla più ampia zona da ripulire perimetrata dalla Procura di Tempio dopo le sue indagini. Un secondo discorso, attesissimo, riguarda il riassetto del lungomare (17,8 mln). E se è vero che La Maddalena è stata inserita tra le aree di crisi con altri 17,5 milioni, c’è da chiedersi che succederà se al Comune non sarà data facoltà di avere subito i soldi. E, soprattutto, la possibilità di spenderli in tempi rapidissimi.

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Sempre bloccato l’ex ospedale militare

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Ancora nessun bando di gara

Il destino dell’ex ospedale militare è in stallo. Questo grande complesso (all’epoca del G8 la sua ristrutturazione è costata 70 milioni) resta blindato. Proprietà e indirizzi gestionali sono passati dallo Stato alla Regione. Ma finora nessuna asta per l’aggiudicazione di quello che doveva diventare un albergo a 5 Stelle è andata a buon fine. La Marina, che possiede zone limitrofe, da tempo ha delimitato i perimetri e ceduto tutti i suoi terreni dismessi.

La struttura si compone di un edificio fronte mare, davanti all’isola di Santo Stefano, e di una zona retrostante di un paio di ettari. In questi mesi ci sono stati contatti informali con operatori turistici, immobiliaristi, società virtualmente interessate a rilevarlo. Presto la Regione dovrà chiarire un punto chiave col prossimo bando di gara: intende ripresentare la proposta per il solo hotel oppure allargare l’offerta all’intero perimetro?

Il tempo passa, le decisioni non arrivano e intanto nessuno avanza una proposta tecnica per superare quello che sin dal 2010, a riassetto concluso, è stato giudicato l’ostacolo più grosso: la mancanza di un collegamento diretto tra la struttura e il mare. Adesso come tre anni fa, una litoranea larga una decina di metri a intenso traffico separa l’ex ospedale dall’arenile: come conciliare tutto questo con una massiccia presenza di turisti rimane piuttosto difficile.

(La Nuova Sardegna – pgp)

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