La riforma sanitaria spacca la Sardegna

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da La Nuova Sardegna

A Tempio riapre il Punto Nascita e La Maddalena viene esclusa

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CAGLIARI – Promossa, bocciata o rimandata? La riorganizzazione degli ospedali, mappa inclusa, è stata letta da molti, ma non ancora metabolizzata da tutti. Anche se la levata di scudi immediata e a macchia di leopardo, da La Maddalena fino a Cagliari, ha confermato che il centrosinistra dovrà ancora lavorare molto, moltissimo, per convincere – stando alle parole dell’assessore Luigi Arru – che «il nuovo è di sicuro migliore e più sicuro del vecchio sistema».

Alla fine a decidere fra settembre e ottobre sarà il Consiglio regionale, anche se prima dovrà esprimersi, con un parere obbligatorio ma non vincolante, il Consiglio delle autonomie locali, che rappresenta i territori e dunque chi oggi, in larga parte, è contrario alla riforma.

In particolare ci sono alcuni territori che si stanno già mobilitando.

In Ogliastra, ad esempio, la richiesta dei sindaci era quella di un ospedale di primo livello e dunque è stata annunciata una manifestazione di piazza a settembre.

A Siniscola l’Unione dei comuni ha detto no alla chiusura del distretto.

Alla Maddalena riparte la rivolta sulla questione del punto nascita e si preparano nuove iniziative clamorose. Il Sindaco Montella chiede il perché della deroga concessa a Tempio mentre La Maddalena è stata esclusa.

In generale è tutta la Gallura a lamentare di essere penalizzata dall’impianto della nuova legge.

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Giuseppe Fasolino, consigliere regionale di Forza Italia e sindaco di Golfo Aranci attacca l’impianto della riforma sanitaria approvata in Commissione. «Non sono per nulla soddisfatto del testo  appena approvato – sottolinea: ancora una volta si conferma la poca attenzione per i presidi sanitari galluresi. Se da un lato sembra salvo il punto nascita dell’ospedale Paolo Dettori di Tempio e i reparti presenti, nessuna speranza invece per quello di La Maddalena dove le gestanti saranno trasferite ad Olbia con tutte le problematiche legate ai trasporti ed al tempo, ma quello che sorprende ancora di più è la logica che ha basato certe scelte ratificate da questa riorganizzazione forse più vicina a risposte politiche che ai reali bisogni dei territori».

«Nel testoaggiunge Fasolinosolo qualche contentino, peraltro obbligatorio, per Tempio e La Maddalena, che non ci può certo soddisfare. In realtà prosegue l’azione di depotenziamento di tutto il sistema sanitario locale come dimostrano alcune scelte fatte da questo governo regionale. Penso al centro trasfusionale di Olbia che diventa unita semplice o all’assegnazione delle 20 unità complesse contro le 29 di Nuoro, le 21 di Oristano e le 19 di Carbonia, quasi a cercare di tarpare le ali ad un sistema per poi in futuro giustificare altri tagli e altre scelte».

«Sconcerta che ancora una volta sul fronte sanitario si debba fare una battaglia tra poveri, ma le considerazioni su questa riforma non possono non tenere conto anche dei numeri che scaturiscono dal riordino, le criticità e le ripercussioni che alcune scelte fatte genereranno in alcuni territori come quello gallurese. Si sbandiera l’elisoccorso per il trasferimento delle pazienti da La Maddalena a Olbia e poi si nega al Giovani Paolo II la neonatologia, una scelta che costringerà a trasferire a Sassari tutti i neonati che hanno bisogno di un minimo di assistenza, per assurdo le partorienti di La Maddalena partorirebbero a Olbia e poi vedrebbero il loro neonato spostato a Sassari o a Nuoro nuova sede individuata».

«Ma quello che sorprende di più – conclude Fasolino – è  la totale disattenzione ai dati di crescita della Gallura, in termine di nati e di utenti, alle criticità dell’ospedale di Olbia in particolare, alle prerogative che dovrebbe possedere in relazione dell’alto flusso turistico che gravita nella struttura. Dal punto di vista della sanità regionale siamo sempre stati considerati l’ultima ruota del carro, di contro abbiamo invece un territorio in forte espansione, una natalità in aumento, a differenza degli altri territori dell’isola, una enorme richiesta di servizi sanitari dettati dal crescente numero di turisti. Invece tutte le scelte fatte non contemplano azioni di implementazione, di mantenimento dei servizi sanitari e di sinergia tra le strutture presenti e quelle future».

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