Il Servo di Dio Padre Salvatore Vico, il prete maddalenino, si avvia verso la Santità

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TEMPIO – Sabato 10 novembre u.s., presso il Santuario di Gesù Sommo ed Eterno Sacerdote della Casa Madre della Congregazione Missionaria delle Figlie di Gesù Crocifisso, in Tempio Pausania, si è svolta la solenne Celebrazione Eucaristica per il 27° anniversario della morte del suo Fondatore, il Servo di Dio Padre Salvatore Vico, prete maddalenino. La cerimonia è stata presieduta da S.E. Mons. Sebastiano Sanguinetti, Vescovo della Diocesi di Tempio-Ampurias.

La Congregazione Missionaria delle Figlie di Gesù Crocifisso ha voluto fare memoria ed evidenziare con profondo sentimento le grazie ricevute, innalzando al Signore l’inno di lode e di ringraziamento ricordando, come ogni anno avviene, il Servo di Dio Padre Salvatore Vico e l’immensa opera da Lui fondata.

Al solenne evento, hanno partecipato sacerdoti della stessa Diocesi: Don Salvatore Vico (nipote di Padre), Don Antonio Addis, Don Sandro Serreri, Don Rinaldo Alias, Padre Massimo Terrazzoni, Don Romolo Fenu, Don Simone del Congo Belga, il Diacono Gabriele Galleri, Padre Mariano (ex orfano di Bonnanaro) e i seminaristi del seminario minore.

Per tale ricorrenza sono convenute a Tempio Pausania anche numerose Suore della Congregazione, che svolgono altresì opera di evangelizzazione e di promozione umana animate da una profonda spiritualità sacerdotale ed ablativa in tutto il mondo: in Italia, in Brasile, in Zaire, in Congo, in Gabon…

Numerosa e commovente è stata la partecipazione di sacerdoti, delle religiose, delle autorità civili (presente il Sindaco di Tempio con alcuni amministratori dei paesi galluresi), i militari, gli amici e benefattori della Congregazione e quanti a diverso titolo sono ad essa legati spiritualmente, estimatori, gente da lui beneficata e gente comune.

Padre Salvatore Vico è stato un sacerdote fedele, nutrito di preghiera e di pietà eucaristica, innamorato di Gesù Crocifisso e della Madonna. La tentazione di parlare di “Santità” è forte e palpabile fra i numerosi fedeli ivi convenuti. La santità di un uomo di grande equilibrio e sapienza di fede robusta e ardente, un padre straordinario e dolcissimo che ha vissuto intensamente per tutta la vita la passione educativa per i piccoli e i deboli e il carisma della carità da Lui vissuto e trasmesso alle Sue Figlie.

In questo giorno, la Chiesa Diocesana, raccolta attorno al suo Vescovo, ha fatto memoria del Servo di Dio Padre Salvatore Vico e nel proseguo della Solenne Concelebrazione, nella lode e nella gratitudine, ha anche accolto nella Professione Perpetua due giovani africane, Suor Celestine Ngapo Ndavudu e Suor Marie Louise Mbombo Mamoni.

La Concelebrazione Eucaristica, è così proseguita con il suggestivo Rito della Professione Perpetua che ha portato ad alcuni significativi momenti:

  • Appello, o chiamata per nome delle candidate, seguito dall’Omelia.
  • Interrogazioni rivolte alle candidate. Hanno lo scopo di chiarire l significato profondo del rito ai fedeli e alle stesse religiose che stanno per impegnare totalmente la loro vita al servizio del Signore.
  • Preghiera litanica della Chiesa al Padre perché confermi il santo proposito delle candidate.
  • Professione nelle mani della Superiora Generale.
  • Solenne benedizione delle professe.
  • Consegna dell’anello, segno esterno dell’avvenuta consacrazione a Dio e dell’appartenenza alla Congregazione Missionaria delle Figlie di Gesù Crocifisso.

Il Vescovo di Tempio-Ampurias, S.E. Mons. Sebastiano Sanguinetti, nella Sua Omelia si è soffermato sulla figura di Padre e ha detto: “…Pensando alla persona di “Padre”, prima di tutto, prima delle cose e delle opere da lui realizzate, prima della sua opera di fondatore di una famiglia religiosa, credo che vada colta innanzitutto la sua figura di sacerdote.

Ripercorrendo la sua lunga e operosa vita, mi pare sia questo il dato centrale e fondante: un sacerdote a tutto tondo, con dedizione totale e gioiosa, in tutto ciò che è stato e in tutto ciò che ha fatto!

La sua spiritualità è stata profondamente cristocentrica.

A Cristo sommo ed eterno sacerdote ha donato la sua vita, da lui si è fatto plasmare, al suo modello di Buon Pastore si è sempre ispirato, della sua grazia pasquale si è continuamente nutrito, e della stessa grazia pasquale è stato sempre fedele dispensatore. E tutto ciò, nella gioia. Il suo è stato un costante spendersi gioioso per Dio, per la Chiesa, per i fratelli. Proprio la gioia è stata una delle cifre che ne hanno distinto la vita. Alla gioia ha invitato le sue figlie anche nel crepuscolo della sua vita terrena.

Della formazione dei sacerdoti, inoltre, è stato attore e promotore.

Della preghiera e dell’immolazione per la loro santificazione ha fatto uno dei pilastri ispirativi delle Figlie di Gesù Crocifisso.

A Cristo sommo ed eterno sacerdote ha dedicato questo santuario.

Sacerdote a tutto tondo, sacerdote fin nel profondo del suo essere, delle sue convinzioni e del suo operare!

Ma anche sacerdote illuminato e profetico, per molti versi. A ragione possiamo definirlo sacerdote conciliare, aperto all’azione dello Spirito e ai segni dei tempi. Del Concilio Vaticano II è stato antesignano prima e poi fedele interprete.

Ma direi, anche, fedele interprete e ministro di una Chiesa in uscita, come voluta oggi da Papa Francesco. Di una Chiesa in costante stato di conversione pastorale missionaria, così come il Papa la descrive nell’Evangelii Gaudium (n. 25). Una chiesa che esca dal proprio recinto, capace di attraversare le strade dell’uomo di oggi con la gioia contagiosa del Vangelo, di andare verso le periferie esistenziali della povertà, dell’emarginazione, del degrado sociale e morale. Conosciamo bene l’attenzione dei Padre per i piccoli, per gli ultimi, per le popolazioni galluresi sparse negli stazzi, la sua apertura missionaria, così ben profusa nella Congregazione da lui fondata.

Dalla profonda consapevolezza del suo essere presbitero al servizio di Dio e della Chiesa, ha tratto l’energia interiore di un ministero straordinariamente ricco, geniale, creativo di cui siamo beneficiari e sommamente grati, ma prima ancora di una vita santa, perché incentrata su Cristo e sotto la luce del suo Spirito sempre vissuta.

Dal suo magistero di vita e di parola, ispirati al vangelo, nasce anche la felice intuizione di fondare una congregazione religiosa nella quale potesse perpetuarsi quella passione per Dio e per i fratelli che ne ha segnato la vita. …

(Leggi il discorso autentico del Vescovo)

Al termine della Concelebrazione Eucaristica ha preso la parola la Madre Generale della Congregazione Missionaria delle Figlie di Gesù Crocifisso, Suor Feliciana Moro, ha detto: L’Anno della morte di Padre piano piano si allontana, 27 anni sono abbastanza, per sbiadire un ricordo. Al contrario il ricordo di Padre e della sua opera, nella memoria collettiva, cresce sempre di più.  Lo prova la vostra presenza sempre più numerosa a questo appuntamento annuale, e lo provano i numerosi messaggi che in questa circostanza ci giungono da ogni parte.

Padre ci ha lasciato, ma la sua preziosa eredità continua. Ed è su questa che vorrei invitarvi ad un attimo di ascolto, perché la velocità eccessiva dei nostri ritmi di vita non ci distragga dal cogliere la scia di bene che misteriosamente segue la vita degli uomini di Dio.

Le due giovani che oggi, sotto i nostri occhi, hanno emesso la professione perpetua ci raccontano una storia importante per la Congregazione. Esse sono solo la punta dell’icerbeg, che in Africa cresce e si sviluppa, moltiplicando le energie a servizio della Chiesa.

Sono ormai quasi 50 le FdGC africane. Quindi una ricca promessa per la Chiesa universale, ma anche per le nostre diocesi sarde, dove da qualche anno, le africane sono silenziosamente ed efficacemente impegnate, accanto a sorelle italiane, brasiliane e asiatiche, nella catechesi e nei servizi di prossimità a favore di bambini, anziani e ammalati. Con la loro presenza esse fanno rifiorire il sorriso e la carità nei posti, rimasti desolatamente vuoti per il venir meno di vocazioni locali.

Queste giovani sono frutto del piccolo seme gettato da Padre a Tempio nel 1925 e e trapiantato nel 1976 in Zaire, oggi RDC, nella provincia equatoriale dell’Africa, chiamata UBANGI.

Sono qui, questa stasera, con noi, due delle prime FdGC che hanno aperto la Missione: Sr Battistina, nipote del Padre Fondatore, e Sr Pierina. Non hanno più la freschezza dei loro giovani anni, ma mantengono intatta la passione per il Vangelo e la determinazione di servire la Chiesa d’Africa.

Una Chiesa, quella che è in Africa, che annuncia il Vangelo dell’amore vivendo tra i poveri e lottando per il loro riscatto e per l’affermazione della giustizia. Una Chiesa che, nella furia fratricida delle guerre civili che hanno insanguinato l’ultimo ventennio (dal 2 agosto 1998), ha testimoniato con la vita che amare si può, anche fino al supremo dono di sé.

In un Paese dove la parola guerra, con le sue devastanti conseguenze, sembra non avere fine, la Chiesa è l’unica autorità morale che può raccogliere il pianto dei poveri e alzare la voce a difesa dei loro più elementari diritti.

E lo fa non solo orientando, consigliando, promuovendo il dialogo, ma anche denunciando con coraggio i soprusi. La Classe politica fa FATICA A RECEPIRE MESSAGGI DI PACE e va avanti con la complicità dei poteri forti dell’Occidente e della Cina.

I Paesi occidentali, infatti, da una parte sembrano disapprovare le ingiustizie e i soprusi, dall’altra ne diventano complici partecipando alla spartizione delle immense risorse naturali del Paese, attraverso l’iniqua sperequazione generata dal mercato globale e dallo sfruttamento intensivo delle multinazionali.

Con la Chiesa che è in Africa, noi siamo dalla parte dei poveri, lottiamo ogni giorno per promuovere fede e cultura, curare i malati, arginare l’ingiustizia e servire la pace. Questa è la realtà della Missione FdGC, che ha avuto origine a Tempio, e in questa città ha sempre voluto orgogliosamente mantenere il fulcro delle sue operazioni.

In questa Africa, ferita e umiliata nella sua dignità, ma fiduciosa fino allo spasimo sulla possibilità di un futuro migliore, sono dislocate le 8 postazioni missionarie della nostra Congregazione (scuole, ospedali e centri di promozione umana e cristiana). Tra questa gente, viviamo e annunciamo il Vangelo, felici di confonderci tra gli ultimi e di condividere non solo la loro povertà, ma, anche la loro gioia straordinaria e contagiosa di vivere e di lodare il Signore.”

Un lungo e calorosissimo applauso di tutti i presenti, ha accolto le parole della Madre Feliciana quando ha citato le due prime  suore partite in Africa nel lontano 1976: Suor Battistina (Nipote di Padre Vico) e Suor Pierina Locci.

Infine, i ringraziamenti di Madre Feliciana Moro:

  • Sua Ecc.za Mons. Sanguinetti, innanzitutto, che anno dopo anno ha integrato questa celebrazione nel calendario diocesano, sottraendo la memoria del Fondatore all’esclusiva delle FdGC e facendone un dovere per la Chiesa diocesana;
  • insieme a Lui ringrazio Padre Paolo Atzei, assente a causa di un disguido stradale che lo ha bloccato per strada e Mons.  Pietro Meloni,  assente per motivi di salute che non le hanno permesso di affrontare il viaggio.
  • Ringrazio le autorità di ogni ramo della vita pubblica: il sindaco Dott. Andrea Biancareddu presente con diversi assessori e con il Segretario comunale; il Capitano dei Carabinieri dott.ssa Ilaria Arpeggio. Il Vicequestore Bracale e altri che ho intravvisto tra la folla.

Ringrazio le religiose e i religiosi, in particolare:

  • l’Unione Superiore Maggiori della Sardegna, che è qui rappresentata dalla giovane e molto amata Presidente Madre Francesca Diana e dalla dinamica ed efficientissima Segretaria regionale, Suor Dina Serra;

Ringrazio:

  • il coro Vivi la gioia che ha animato la nostra celebrazione,
  • i nostri Ragazzi della casa della Letizia,
  • e le ragazze del Bambin Gesù di Olbia,
  • i dipendenti, i collaboratori, i tecnici e gli operai tutti della Congregazione,
  • che sono presenti o hanno inviato messaggi0.

Infine ringrazio commossa e grata Marie Louise, Celestine, e tutti voi presenti in Santuario, lasciati per ultimi perché a voi, insieme al grazie, desidero affidare una intenzione di preghiera:  la nostra Congregazione è entrata con l’agosto 2018 nell’ultimo anno del sessennio del mio mandato.

Nel prossimo mese di agosto celebreremo il 14° Capitolo generale. Pregate per noi e accompagnateci.

Si tratta di tappe e di scelte importanti che esigono discernimento spirituale e apertura al vento dello Spirito e alla Profezia,  perché, come dice un autore contemporaneo:  “noi non possiamo cambiare il vento, ma possiamo dirigere le vele”.

Aiutateci con la preghiera a individuare la rotta e a dirigere sapientemente le vele.

La suggestiva serata si è conclusa con un graditissimo e amichevole rinfresco offerto dalla Congregazione Missionaria delle Figlie di Gesù Crocifisso all’interno della Casa Madre a tutti i partecipanti.

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Ma chi era Padre Salvatore Vico… quel prete maddalenino

Don Salvatore Vico nacque a La Maddalena (Sassari) il 12 agosto 1896 da Giovanni Maria e Giacomina Luccioni; quinto di sei fratelli, fu battezzato il 16 agosto dallo zio, parroco di La Maddalena, Don Antonio Vico.

La sua famiglia era di principi solidi, onesta e rispettata e di condizioni economiche discrete. Il padre Giovanni Maria era addetto alle poste e consegnava personalmente la pensione statale al Generale Giuseppe Garibaldi quando questi risiedeva nella vicina isola di Caprera.

Abitavano in una decorosa palazzina in via Garibaldi 16.

Una sorella, Maria Maddalena, si consacrò tra le Figlie della Carità. La sorella Marianna invece seguì il fratello aiutandolo nel ministero.

La famiglia aveva un solido appoggio nello zio parroco, Don Antonio, tanto impegnato a coinvolgere la popolazione nella vita di fede.

La prima formazione umana, religiosa e intellettuale la ebbe in famiglia e in parrocchia dove ricevette la Cresima e la Prima Comunione. Frequentò gli studi superiori prima a Tempio poi a Sassari. Qui maturò la sua vocazione di diventare sacerdote come lo zio ed entrò nel seminario Tridentino di Sassari, dove intraprese gli studi teologici tra varie difficoltà di salute.

Importante fu la conoscenza con Padre Luigi Maria Carta, dei Frati Minori Conventuali di Oristano, dove soleva ritirarsi durante il breve periodo di servizio militare. La figura ascetica e premurosa di Padre Carta e il fascino della sua spiritualità francescana influenzarono moltissimo il giovane seminarista, soprattutto nel suo desiderio di missione che già nutriva da tempo, per la Cina.

Il giovane chierico nutriva una fede robusta e un cuore docile e obbediente e queste qualità destavano ammirazione e fiducia soprattutto nei suoi superiori.

Alla fine degli studi, nel giugno del 1918, senza essere ancora ordinato sacerdote, venne inviato dal Vescovo di Ampurias e Tempio, Mons. Sanna a lavorare nel Seminario di Tempio da poco riaperto. Gli fu affidato l’incarico della formazione dei chierici e la cura dei poveri. Questi incarichi, che il giovane chierico svolse con dedizione, segnarono la sua vocazione.

All’epoca Tempio era dominata da una forte presenza anticlericale e massonica. La Santa Sede spingeva verso una maggiore apertura sociale della Chiesa che, al tempo, era strutturata su vecchie istituzioni e gruppi, spesso di stampo medioevale. La sensibilità del Vescovo vide nel giovane Vico un valido collaboratore per la pastorale con forte attenzione al sociale, che intendeva avviare. In lui vedeva la figura del prete ben preparato sul piano intellettuale e dottrinale ma anche sensibile e attento verso quelle persone semplici del mondo rurale degli “stazzi” fino ad allora ignorate anche dal clero nobiliare“. Su di lui si puntava per una rinascita cristiana del territorio.

Padre Salvatore Vico fu ordinato sacerdote il 19 aprile del 1919 nella cattedrale di Tempio Pausania, dalle mani del Vescovo Mons. Sanna, con grandi festeggiamenti a Tempio e nella città natale di La Maddalena.

Da sacerdote profuse ancor di più il suo impegno nella formazione solida e motivata dei futuri sacerdoti che indirizzava verso l’evangelizzazione del territorio, dove le Logge Massoniche, approfittavano della scontentezza della povera gente per allontanarla dalla vita cristiana.

Grande ammiratore di Padre Manzella, predicatore famoso e grande evangelizzatore, Padre Vico andava maturando sempre più l’idea di associare alla predicazione del messaggio evangelico le opere di carità per venire incontro alla povera gente del territorio, oppressa dalle conseguenze della guerra mondiale da malattie e dall’ignoranza. Pur restando, quindi, un bravissimo oratore, sensibile e colto teologicamente fu anche un Pastore attento ai bisogni dei suoi figli. Profuse così grande impegno nella fondazione di istituzioni caritative di tipo sociale, culturale e spirituale, sempre in sintonia con il suo amato Vescovo.

Nel 1922 vinse il concorso come parroco della Cattedrale di Tempio, la prima parrocchia della diocesi e la resse fino al 1930, anno in cui rinunciò per dedicarsi alle opere di assistenza e di fondatore. Aveva infatti intrapreso tante attività. Consapevole dell’urgenza di coinvolgere i laici nella vita di fede si impegnò moltissimo negli ambienti associativi Cattolici. Era direttore del Centro dell’Apostolato della Preghiera fondato nel 1924; Assistente ecclesiastico dell’Associazione Magistrale Insegnanti Cattolici Gio Maria Dettori”.

Il suo amore per i poveri, alimentato dalla spiritualità vincenziana – (la sorella era per l’appunto una suora vincenziana) – e dall’amicizia con Padre Manzella, gli fece toccare con mano le necessità di tanti bambini orfani che allora erano senza protezione. Per questo prese in affittò una casa e con l’aiuto di alcune “mammine” accolse gli orfani e diede inizio all’Orfanotrofio di San Francesco che divenne un’opera di pubblica utilità.

Il suo slancio missionario lo portò ad avvicinare il mondo dei pastori che allora erano molto numerosi negli stazzi della Gallura, campagne arricchite da bellezze naturali eppure tanto segnate dalla desolazione economica, culturale e religiosa.

Fra gli altri – scrisse – ho avvicinato cinque fratelli tutti adulti, nessuno aveva ancora fatto la Prima Comunione e non sapeva farsi il segno di Croce“.

Per evangelizzare le popolazioni delle campagne fondò l’8 dicembre 1925, la Congregazione delle Missionarie Figlie di Gesù Crocefisso, donne pienamente votate all’evangelizzazione, all’assistenza dei poveri, all’educazione dei fanciulli.

La Congregazione divenne di diritto pontificio, riconosciuta nella Chiesa universale, nel 1957 e con l’aiuto di una settantina di suore Padre Vico poté aprire altri orfanotrofi a Sassari e in diversi centri della Sardegna. Si interessò dei disabili aprendo per loro una casa a Tempio, a Santa Teresa, a Sassari e in altri centri della Sardegna.

Fondò diverse case per anziani, allora non erano numerose come lo sono oggi. Le molteplici opere assistenziali si susseguirono prima in Sardegna, poi nel continente, e più tardi nel terzo Mondo. Padre Vico ricevette benemerenze e riconoscimenti in particolare per l’educazione della gioventù bisognosa.

Quando negli anni sessanta la presenza dei pastori nelle campagne cominciò a diminuire, aprì alle sue suore gli orizzonti del mondo inviandole come missionarie in una delle zone più povere del Brasile e in Africa, nella zona tanto travagliata del Congo. A lui si deve anche la costruzione a Tempio del Santuario di Gesù Sommo ed Eterno Sacerdote destinato alla preghiera per i sacerdoti segno del suo amore a Cristo e al sacerdozio e che lui infondeva nella sua Congregazione.

La paternità spirituale di Padre Vico, nei confronti delle Figlie di Gesù Crocifisso e di tutto il popolo che beneficò, poteva considerarsi unica in quel tempo. Egli era pienamente consapevole della chiamata all’esercizio di tale paternità come vocazione e realizzazione del disegno di Dio per la sua vita. Egli, negli occhi di tanta povera gente sofferente, vedeva Cristo. Racconta don Pietro Scanu: “Un giorno venne Padre e, forse ispirato dallo Spirito Santo, mi fece una carezza e mi disse: “Che bel Gesù”. Forse in quella carezza mi ha trasmesso un po’ di forza, il dono del Signore“.

La spiritualità di Padre Vico era ben fondata e coltivata fin da giovane seminarista. Sin da allora abbracciava la vita da “consacrato” con grande entusiasmo e fede. Portava sempre con sé un elenco fitto di scelte spirituali: Si era iscritto a tante associazioni di devozione come: Guardia d’onore del Sacro Cuore, professando l’atto eroico di carità. Successivamente era entrato tra gli Schiavi di Maria. Aveva adottato il cingolo di San Tommaso. Si era iscritto alla Pia Unione del Transito di San Giuseppe per gli agonizzanti.

La devozione Mariana e quella per il Sacro Cuore saranno i pilastri che sosterranno la sua vita spirituale. Il dono del Sacerdozio, inoltre, restò sempre oggetto di riflessione e di gratitudine a Dio.

Viveva il suo sacerdozio con totale dedizione, secondo l’ideale apostolico che lo aveva richiamato sin da giovane. Era sempre molto attento all’esempio che dava. Scriveva: Lavorando per gli altri come debbo essere geloso di custodire la grazia della mia anima, perché quel lavoro ne accresca la gloria nel servizio di Dio.”

Amava tanto il suo sacerdozio ma soprattutto l’Eucaristia. “Trattenere Gesù con noi e farlo regnare in noi“. Con questa espressione Padre Vico spiegava, nel 1958, il significato che attribuiva all’Eucaristia, quel “Miracolo quotidiano” un dono fatto a tutti gli uomini, ma avvertito da lui come una particolare responsabilità conferita ai sacerdoti: “I sacerdoti per l’Eucaristia, l’Eucaristia per le anime, quindi, i sacerdoti per l’Eucaristia e per le anime. Ai sacerdoti Gesù consegna se stesso nella potenza eucaristica e consegna il suo corpo mistico che sono le anime dei fedeli” – (Tempio, 16 marzo 1958).

Altro pilastro della sua vita spirituale era la devozione alla Madonna. Maria fu per Padre Vico, innanzitutto la donna del Magnificat, “Colei che apre il cuore alla riconoscenza verso Dio che ha operato le meraviglie dell’Incarnazione…”

In occasione della collocazione di una statua dell’Immacolata nella cripta del Santuario dedicato a Gesù Sommo ed Eterno Sacerdote, così predicava: “che meraviglia pensare Maria quale Ostensorio di Gesù. L’Immolata nell’amore immacolato che dona al mondo l’Immolato, Vittima sulla Croce ed annientato poi nell’annichilimento dell’Ostia“. E proprio nell’ideale della Immacolata Concezione, Padre Vico rinveniva il modello dell’atteggiamento spirituale da far abbracciare alle sue suore: “Immacolate con Maria Immacolata, agnelle immacolate con Gesù, figlio di Maria, ostie immacolate con Gesù Ostia! L’ideale della purezza vissuta nella massima delicatezza, vi rende possibile la generosità del sacrificio perché agnelle immacolate vi lasciate sacrificare sull’altare, come ostie immacolate, per essere con Maria e con Gesù, gloria e salvezza del mondo” – (Insegnamenti del fondatore).

Padre Salvatore Vico ha vissuto il suo sacerdozio e il suo apostolato esprimendo un grande amore per la Chiesa: “Siamo nella Chiesa e per la Chiesa, a servizio delle anime, per servire, non per star bene e ricevere amore, ma per dar grazia, traboccanti di grazia per gli altri.”

Per il Padre, la chiamata alla carità derivava dall’adesione al Vangelo e solo da questo movente poteva essere giustificata, per non essere una semplice filantropia assistenziale.

Ogni apostoloscriveva nel 1966deve essere ordinato dalla Chiesa: ed ecco l’amore alla Chiesa che riconosce e benedice l’umile nostra collaborazione all’avvento del Regno di Cristo“.

Padre Vico coltivò sempre il grande sogno della missione in Cina. Avviò il progetto di mandarvi le Missionarie Figlie di Gesù Crocifisso ma, proprio quando tutto sembrava pronto, il sogno cinese di Padre Vico tramontava sotto i colpi dell’opposizione ideologica portata dal regime comunista di Mao. Il lavoro preparatorio di questo progetto però non fu perso perché sarebbe servito, in seguito, per le nuove iniziative di missione in Brasile e in Africa.

Negli ultimi anni della sua vita, Padre Vico, visse molto sobriamente, completamente distaccato dalle sue istituzioni che aveva fatto in modo che fossero autonome. Separò persino la sua abitazione dalla Casa Madre delle sue religiose, adattandosi ad uscire all’aperto anche per recarsi nel Santuario.

L’ultima opera promossa da Padre Vico è l’edificazione della Chiesa di Aratena, antico stazzo gallurese, impegnandovi tutte le sue risorse ed energie e affidando il resto alla Provvidenza: “Sono veramente felice quando in tasca e in nessun tiretto o Banca, non ho mille lire, quando mi spoglio di tutto la Provvidenza mi recupera – in lotta io do- Essa mi da, poi, tutto assieme“.

Con l’età, pian piano viene meno anche la salute. Ma il progressivo abbandono delle forze non scalfì la fede profonda che Padre Vico nutriva da sempre. Cercò di esercitare fino all’ultimo il suo ministero sacerdotale, celebrando la messa, seduto nello studio della sua abitazione, confessando, ascoltando, consigliando e confortando chi si rivolgeva a lui nelle difficoltà. Distribuiva copie della Bibbia, scriveva lettere spirituali.

Il sentimento di gioia che sempre aveva accompagnato Padre Vico divenne preponderante nelle espressioni degli ultimi anni. Nel periodico della Congregazione, “Crescere Insieme”, scriveva: “Siate anime gioiose! Vorrei scriverlo anche sui muri. Viva la gioia, frutto dell’amore. Dite a Gesù: Io sento, Signore, la gioia di appartenerti…

Il 10 novembre 1991, Padre Salvatore Vico dopo aver celebrato, come sempre, la S. Messa nel suo studio, è tornato alla Casa del Padre.

A fronte della sua perdurante fama positiva, il Vescovo di Tempio-Ampurias, monsignor Sebastiano Sanguinetti, ha deciso di iniziare le fasi preliminari all’apertura della sua causa di beatificazione.

Nel marzo 2013, a seguito di una prima esplorazione sulla sua vita, è stato trasmesso il supplice libello alla Congregazione vaticana per le Cause dei Santi, che ha concesso il nulla osta l’8 maggio 2015.

Il 16 gennaio 2016, nella cattedrale di Tempio Pausania, monsignor Sanguinetti ha presieduto la sessione inaugurale della fase diocesana del processo sulle virtù e la fama di santità del Servo di Dio Salvatore Vico

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