Gianvincenzo Belli propone il gemellaggio con la nuova Nave Trieste della Marina

.

LA MADDALENA – Il Trieste è la futura Nave d’assalto anfibio della Marina Militare italiana, classificata ufficialmente come Landing Helicopter Dock (LHD) ed ordinata a seguito del Programma navale 2014 – 2015.

Attualmente si trova presso il cantiere navale di Castellamare di Stabia ed è stata varata alle ore 11.00 del giorno 25/05/2019 alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, e la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta. Inizialmente la nave era stata battezzata Thaon di Revel, ma detto nome è stato assegnato al primo pattugliatore polivalente d’altura.

La nave “Trieste” sarà certificata da RINA Services in accordo con le convenzioni internazionali per la prevenzione dell’inquinamento sia per gli aspetti più tradizionali come quelli trattati dalla Convenzione MARPOL, sia per quelli non ancora cogenti, come quelli trattati nella Convenzione  di Hong Kong relativamente alla emissione del “Green Passport”.

.

La proposta di Gianvincenzo Belli

Dopo aver appreso del varo della nuova nave della Marina Militare denominata Trieste, unità di ben 245 metri e con decine di uomini di equipaggio, mi sono permesso di lanciare una petizione online su change.org (vedi), per sollecitare e proporre al Sindaco di La Maddalena Luca Montella, di inviare al Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, un invito ufficiale, affinché possa esser scelta la nostra città per la consegna ufficiale della bandiera.

Da prassi, la “bandiera di combattimento” di una nuova unità navale della Marina, è offerta da un Ente, Comune o Associazione. Una volta presa la decisione di proporre la candidatura della nostra città, viene scritta una lettera (in questo caso dal Sindaco) al Capo di Stato Maggiore della Marina e al Ministro competente, con la proposta, motivata, di offerta della bandiera.

Sono certo, che considerando la storia che accomuna la nostra comunità alla Regia Marina prima e alla Marina Militare dopo, e il tragico episodio che il 10 aprile del 1943 vide la tragica fine del Regio Incrociatore Pesante Trieste, appartenente alla Classe Trento, bombardato e affondato nella rada di Mezzoschifo, tra La Maddalena e Palau, dove trovarono la morte quattro Ufficiali, sei Sottufficiali e sessantasette tra Sottocapi e Comuni, più un palombaro che era stato inviato da La Maddalena per un recupero. Il relitto fu recuperato negli anni cinquanta e, opportunamente messo in grado di galleggiare, fu ceduto alla Reale Marina spagnola che intendeva trasformarla in una portaerei, progetto che però non ebbe seguito per cui, alla fine, fu demolita.

Ancora oggi è chiaramente visibile sul fondale il solco lasciato dalla Nave e numerosi sono i rottami sparsi e semi-sommersi dal fango, tra i quali è attualmente ancora distinguibile la manichetta del palombaro, un vestito da palombaro con resti umani e numerose ossa sparse sul fondo, presumibilmente appartenenti ai numerosi dispersi.

Nel primissimo pomeriggio, a bordo degli incrociatori Trieste e Gorizia, i primi barconi che trasportavano i franchi nella vicina cittadina di La Maddalena erano già con i diesel ronfanti di fianco ai barcarizzi; molti marinai si preparavano per la franchigia e dopo gli ultimi “ritocchi” di pettine e brillantina, stavano per accingersi alla libera uscita pregustando l’incontro di calcio che doveva disputarsi in quella calda giornata di aprile tra marinai delle due navi e la locale squadra di calcio.

Gli 84 quadrimotori B 17, le famose “fortezze volanti”, arrivarono quasi improvvisamente, come se fino a quel momento fossero rimasti nascosti chissà dove, ed il frastuono di 248 motori irruppe nella silenziosa quiete della baia e subito il fischio assordante delle bombe da 1000 libbre, sganciate da 5000 metri, trasformò la calma giornata in un inferno dantesco che La Maddalena e i maddalenini tutti, non scorderanno mai.

Ringraziandovi anticipatamente per la visibilità che vorreste accordare all’iniziativa, vi porgo i miei più cordiali saluti.

Gianvincenzo Belli

.

.

.

.

.

.

.

.