Il Business del “Paolo Merlo”

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Siamo tutti fiduciosi… anche perché non ci resta altro!

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LA MADDALENA – Dopo il comunicato stampa emesso ieri da Francesco Vittiello, coordinatore Cittadino della Lega a La Maddalena e i relativi interventi rassicuranti degli onorevoli Dario Giagoni ed Eugenio Zoffili, ricordo che nel frattempo l’Ospedale Paolo Merlo continua a non funzionare.

Non può, comunque, che condividersi questo lodevole intervento della Lega Maddalenina… che, però, nel tentativo di fare pressing sulla Regione a cui spetta di presentare la richiesta… pare abbia fatto pressing anche su se stessa -, chiedendo comunque a gran voce la riapertura entro fine anno – (cioè fra  un mese…) – del Punto Nascita a La Maddalena. – (Vedi).

Con una certa amarezza, comunque, mi domando dove è finita la tanto determinazione e disponibilità dimostrata dalla Lega in campagna elettorale un anno fa, di soddisfare questa richiesta in tempi rapidi?

E in tutta questa nuova situazione politica, e lo dico sempre con rammarico, comincio ad avere l’impressione che le risposte degli attuali amministratori regionali, sembrano le stesse a quelle già pronunciate da Arru & C., quando si giustificava ripetutamente, asserendo di aver già inviato la richiesta al Ministero… che però non dava mai risposte, scoprendo – alla fine – che questa richiesta non è mai pervenuta al Ministero.

Di fronte alle carenze croniche della sanità – quindi – e soprattutto per quanto riguarda gli organici ridotti all’osso che pregiudicano la funzionalità dei presidi ospedalieri galluresi – si è appreso ancora che recentemente gli amministratori dei tre comuni di Olbia, Tempio e La Maddalena – (sedi di Ospedale) – si sono incontrati con i Manager e i Dirigenti dell’ATS Gallurese per cercare di predisporre un progetto di analisi-soluzione dei problemi che stanno affliggendo la Sanità Gallurese. In assenza però dei responsabili politici della Regione Sardegna e dubito, quindi, che questo incontro (senza padrone) possa soddisfare questa ulteriore impresa gallurese che, pare, va alla ricerca dell’ennesimo rattoppo. – (vedi).

Ma “l’impresa”, quella vera, che ancora nessuno vuole affrontare seriamente, per quanto riguarda il “Paolo Merlo”, a mio avviso rimane ancora dietro le quinte, inattuata: La Maddalena non viene ancora dichiarata “Area Disagiata” e, quindi, non si può far nulla di ciò che prevede la norma nazionale… e tutti i politici continuano a girarci intorno facendo orecchie da mercante!

Perciò: giriamola sempre come ci pare… se questo passo politico non viene compiuto, continueremo a polemizzare ad oltranza, ogni dove e con chiunque, in gruppo o da soli, ma senza però trarne alcun risultato.

Per mantenere aperto un Punto Nascita, (come tutti sappiamo…), e così come prevede il Decreto Ministeriale 2 aprile 2015 n. 70, (Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera) (Vedi) – è necessaria l’osservanza di determinati standard di sicurezza, indicativamente imposti in almeno 500 parti l’anno.

(Non dimentichiamoci, comunque, che sino agli anni ’70 le famose Allevatrici di Stato saltavano da una casa all’altra per assistere le partorienti a domicilio…)

Ora però i tempi sono cambiati… e sui Punti Nascita inferiori ai 500 parti l’anno, la Regione Sardegna, (dell’ex governatore Pigliaru e assessore Arru), aveva deciso – senza ascoltare nessuno e senza considerare le varie possibilità previste – di chiudere quelli inferiori ai 500 parti l’anno, e cioè La Maddalena e Tempio e, quindi, senza tenere conto delle deroghe indicate dallo stesso D.M. soprattutto per le zone particolarmente disagiate.

Con l’avvento dell’elisoccorso, (peraltro abbastanza in ritardo rispetto al resto del mondo…) – e che indubbiamente è un servizio utile e necessario, probabilmente, ci hanno voluto abbindolare, approfittando così nel ridimensionare il nostro “Paolo Merlo”.

Non dimentichiamo, sempre a proposito dell’elisoccorso, che l‘emergenza è uno stato temporale e causale che riguarda situazioni accidentali di alta pericolosità per pazienti bisognosi di immediati e urgenti interventi sanitari.

Ma parlando dello stato attuale del nostro “Ospedale”, (lo ricordiamo per l’ennesima volta…)la su citata norma nazionale, al punto 9.2.2. del suo allegato, dice:  “Le regioni… possono prevedere  presidi  ospedalieri  di  base  per  zone  particolarmente disagiate, distanti più di 90 minuti  dai  centri  hub  o  spoke  di riferimento (o 60 minuti dai presidi di pronto soccorso), superando i tempi previsti per un servizio di emergenza efficace. I tempi  devono essere definiti sulla base di oggettive tecniche di misurazione o  di formale documentazione tecnica disponibile. Per centri hub and  spoke si intendono anche quelli di regioni confinanti sulla base di accordi interregionali da sottoscriversi secondo le indicazioni contenute nel nuovo patto per la salute 2014-2016.

Tali situazioni esistono in  molte  regioni  italiane  per  presidi situati in aree  considerate  geograficamente  e  meteorologicamente ostili o disagiate, tipicamente in ambiente montano o premontano  con collegamenti di rete viaria complessi e conseguente  dilatazione  dei tempi, oppure in ambiente insulare.

Nella definizione di tali aree  deve  essere  tenuto  conto  della presenza o meno di elisoccorso e di eli-superfici dedicate.  In tali presidi ospedalieri  occorre  garantire  una  attività di pronto soccorso  con  la  conseguente  disponibilità dei  necessari servizi di supporto, attività di medicina  interna  e  di  chirurgia generale ridotta. Essi sono strutture a basso  volume  di  attività, con funzioni chirurgiche non prettamente di emergenza e con un numero di casi insufficiente per garantire la sicurezza  delle  prestazioni, il mantenimento delle competenze  professionali  e  gli  investimenti richiesti da una sanità moderna.

Tali strutture devono essere integrate nella  rete ospedaliera  di area disagiata e devono essere dotate indicativamente di:

  • un reparto di 20 posti letto  di  medicina  generale  con  un proprio organico di medici e infermieri;
  • una chirurgia elettiva ridotta che effettua interventi in Day surgery o eventualmente  in  Week  Surgery  con  la  possibilita’  di appoggio  nei  letti  di  medicina  (obiettivo  massimo  di  70%   di occupazione  dei  posti  letto  per  avere  disponibilita’  dei  casi imprevisti) per i casi che non possono essere dimessi in giornata; la copertura in pronta disponibilita’, per il restante orario, da  parte dell’equipe chirurgica  garantisce  un  supporto  specifico  in  casi risolvibili in loco;
  • un pronto soccorso presidiato da un organico medico  dedicato all’Emergenza-Urgenza, inquadrato nella  disciplina  specifica  cosi’ come prevista dal D.M. 30.01.98 (Medicina e Chirurgia  d’Accettazione e d’Urgenza) e, da un punto di vista  organizzativo,  integrata  alla struttura complessa del DEA di riferimento che garantisce il servizio e l’aggiornamento relativo.

E’ organizzata in particolare la possibilità di eseguire  indagini radiologiche con trasmissione di immagine collegata in rete al centro hub  o  spoke  piu’  vicino,  indagini  laboratoristiche  in   pronto soccorso. E’ predisposto un protocollo  che  disciplini  i  trasporti secondari dall’Ospedale di zona particolarmente disagiata  al  centro spoke o hub. E’ prevista la presenza di  una  emoteca.  Il  personale deve essere assicurato a rotazione dall’ospedale  hub  o  spoke  piu’ vicino.

Relativamente alla questione “Punti nascita”, inoltre, esiste anche uno specifico “Protocollo Metodologico per la valutazione degli stessi”, emesso dallo stesso Ministero della Salute – (vedi), che – per l’appunto – oltre a dettare chiare indicazioni, prevede, però, anche la possibilità di mantenere in deroga taluni Punti Nascita con parti inferiori ai 500 nati l’anno, e cioé quelli esistenti in quei centri di area disagiata.

Quindi, la DOMANDA che tutti si pongono da lungo tempo… è che sorge spontanea è: Perché l’Isola di La Maddalena non è ancora stata classificata come Presidio geograficamente e meteorologicamente ostile e/o disagiato?

Ancora oggi… invece… si continua a girare in tondo e in largo… e tutti i politici si fanno avanti sistematicamente “a orologeria” con le loro promesse e le loro rassicurazioni, anche tecnicamente, soddisfacenti senza, però, portare avanti ciò che realmente deve essere fatto: dichiarare il “Paolo Merlo” un Presidio di Area Disagiata.

Ma a La Maddalena, non solo si parla della chiusura indiscriminata del suo Punto Nascita, ma anche (per esempio) della Tac fuori uso da oltre un mese e di tutti gli altri servizi sanitari insufficienti, come la Camera Iperbarica che funziona solamente per le terapie ordinarie, la mancanza degli Anestesisti, il Pronto Soccorso che opera in condizioni di carenza e difficoltà, manca la Chirurgia, persistono disagi notevoli anche al reparto di Oncologia… etc etc.

Insomma, una situazione emblematica di forte difficoltà che la Riforma Sanitaria di Pigliaru e Arru ha purtroppo generato in maniera evidentemente devastante… e in tutti territori Sardi.

Concludendo, a La Maddalena e Carloforte, in particolar modo, si vive una doppia situazione di insularità che divide questi territori con la Sardegna, e perciò con la Penisola, nei quali i servizi sanitari sono palesemente insufficienti e che, addirittura, stanno peggiorando di giorno in giorno. Siamo arrivati ad un punto, tragicamente, in cui la situazione deve essere affrontata urgentemente e con tutti gli strumenti adeguati proprio per arginare questi effetti disastrosi che stanno inequivocabilmente danneggiando le popolazioni coinvolte e tutto il sistema sanitario locale.

Rimango comunque fiducioso nell’intervento della Lega Maddalenina, affinché possa trovare un immediato rimedio a questa disastrosa situazione del “Paolo Merlo”.

(Alberto Tinteri – cittadino)

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