Angela e Aurora Orunesu: “La nostra vita da gemelle spose del Signore”

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Maddalenine, 36 anni, uguali come due gocce d’acqua, entrambe hanno scelto di entrare nella congregazione di Gesù Crocifisso. Prima una, sei anni dopo l’altra

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TEMPIOSuor Aurora ascolta la domanda e sorride. Dev’essere una curiosità alla quale si è trovata a rispondere milioni di volte. «Siamo accomunate dallo stesso ideale, mettiamola così. Ed è bellissimo». Già, però tra sorelle, può accadere che rispondere alla chiamata del Signore possa essere anche una questione di emulazione? Suor Aurora sorride. Uno dei suoi doni dev’essere la pazienza. «Mia sorella – racconta – a 16 anni aveva già la vocazione. Io, dal canto mio, non solo non la sentivo, ma non me ne facevo una ragione e le chiedevo continuamente: perché?».

È quel che dice anche suor Angela: «Quando io sentivo la vocazione, lei non capiva. L’emulazione? Era un rischio da mettere in conto, anche perché tra noi c’era molto affiatamento e se ho trasmesso entusiasmo ci sta, no? Ma il Signore fa la sua parte: la chiamata è sempre singola».

Alla fine il Signore le ha chiamate entrambe. Angela e Aurora Orunesu, 36 anni, gemelle. Uguali come due gocce d’acqua. «Lei, però, che è nata prima di me, ha più parlantina, io sono timida», confida suor Angela. Origini nuoresi («mamma era di Borore, babbo è di Bitti»), un fratello, sono cresciute alla Maddalena («dai 5 ai 18 anni») dove il papà, militare della Marina, si era trasferito con tutta la famiglia. «Poi, quando babbo è andato in pensione, siamo andati ad abitare a Stintino». Una famiglia come tante, e loro – Angela e Aurora – due ragazze per nulla diverse dalle loro coetanee. La scuola, le amicizie, i lavoretti estivi, la parrocchia. Finché qualcosa è cambiato e Angela, era settembre del 2002, è entrata poco più che diciottenne nella casa madre delle Figlie di Gesù Crocifisso (di Padre Vico), a Tempio, per il periodo di postulato, la prima tappa del cammino di formazione di una religiosa che dura anni e porta al noviziato, alla prima professione e infine alla professione perpetua. «Mia sorella – racconta suor Aurora – sentiva la vocazione fin da ragazzina e io non capivo. Sì, insomma, facevo la catechista, ma non ero attiva più di tanto in parrocchia. Andavo all’Università, d’estate facevo la stagione come lavapiatti per non pesare troppo sulla famiglia, uscivo con le mie amiche». E l’amore? Se Angela ha consacrato assai presto la sua vita, la gemella avrà avuto un fidanzato?

Suor Aurora sorride. Un’altra domanda sentita miliardi di volte. Che pazienza ci vuole. «Ero una romanticona e mi piacevano molto i film d’amore, perciò mai e poi mai avrei baciato un ragazzo se non fossi stata innamoratissima. Per cui no, non ho mai avuto un fidanzato». Il grande amore è Gesù. Suor Aurora lo descrive così quando le si chiede cos’è la vocazione. «Per me è come innamorarsi e Lui, in un periodo particolare della mia vita, da amico è diventato il mio amore. Sentivo di voler essere sua». Nel 2008 ha bussato alla casa madre di Tempio, sei anni dopo Angela e dopo la laurea in scienze dell’educazione. «L’esempio di mia sorella mi ha aiutato tantissimo – racconta suor Aurora -, ma è vero che ciascuno di noi percorre il proprio cammino». Dopo due anni è cominciato il noviziato e il 21 ottobre 2012 ha fatto la professione semplice, il primo passo verso la consacrazione solenne arrivata nel 2017 in cattedrale a Tempio. Aurora, come Angela, è entrata nella congregazione delle Figlie di Gesù Crocifisso fondata nel 1925 da padre Salvatore Vico, vite consacrate per la santità dei sacerdoti, l’evangelizzazione e la carità. «Curiamo la mensa dei poveri, la casa per disabili e la comunità per anziani».

Una vita dedicata alla preghiera «per i sacerdoti» e al lavoro. Oggi suor Aurora, che abita nella casa madre di Tempio, segue i bambini dell’asilo.

Suor Angela sta nella comunità di Olbia e insegna religione alla scuola statale. Da sole sono uno spot per la consacrazione al Signore. «Il calo delle vocazioni? Dipende da tante cose – dice suor Aurora – ma penso derivi soprattutto da questa cultura della provvisorietà che concepisce l’amore solo come piacere e rifugge l’impegno. Oggi il “per sempre” fa paura, ma in realtà noi siamo fatti per questo. Il “per sempre” lo confermi ogni giorno».

(da L’Unione Sarda – di Piera Serusi)

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