Coronavirus. In Italia aumentano i nuovi positivi: metà in Lombardia

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L’avviso del Governo: “pronti a richiudere tutto”

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TGCOM24 – Nelle ultime 24 ore in Italia si sono registrati 813 casi di coronavirus, quasi il doppio rispetto a ieri (451), ma con il doppio dei tamponi effettuati (63mila contro 36mila). Più della metà dei nuovi contagi (462) solo in Lombardia. Sale anche il numero dei decessi: oggi 162 contro i 99 di ieri. I guariti in totale sono 129.401 (+2.075 più di ieri).

Intanto in Sardegna sarà possibile fare il bagno in mare, ma si “dovrà mantenere il distanziamento sociale anche in acqua“.

Ipotizzate nuove chiusure ben prima del 3 giugno, sia dal presidente del Veneto Luca Zaia sia dal sindaco di Palermo Leonluca Orlando: le immagini della zone della movida e dei mercati affollati come in tempi normali non sono piaciute ad entrambi. Ma i dati del Viminale dicono che nel primo giorno di riaperture gli italiani si sono comportati bene, visto che su 127.601 persone controllate, solo 608 sono state sanzionate.

Anche il presidente della regione Sicilia Nello Musumeci si dice preoccupato per le immagini arrivate dalla Vucciria di Palermo, dove moltissime persone si sono radunate per le prime ore della Fase 2 creando pericolosi assembramenti: “Da governatore temo che si debba tornare necessariamente indietro – dice – non vorrei, ma se questi comportamente dovessero continuare mi vedo costretto a nuove restrizioni”.

Il Ministro Boccia è tornato a ribadire che, in caso la curva risalisse, si dovrà provvedere a nuove chiusure. “Col coronavirus bisognerà convivere e se ci dovessero essere problemi in una singola regione, quest’ultima dovrà chiudere perché non possiamo fermare le altre“.

Le chiusure dunque saranno di esclusiva competenza dello Stato: la circolare del capo di gabinetto del Viminale Matteo Piantedosi ai Prefetti chiarisce che non potranno essere i governatori a decidere se aprire o bloccare i “confini”: gli spostamenti potranno essere limitati solo con provvedimenti statali, adottati in relazione a “specifiche aree del territorio nazionale, secondo principi di adeguatezza e proporzionalita’ al rischio epidemiologico effettivamente presente in dette aree“.

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