La Sardegna punta sul “Passaporto Sanitario”, ma ci sono ostacoli

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CAGLIARI – C’è tempo fino al 3 giugno per sciogliere i nodi che al momento relegano il cosiddetto “passaporto sanitario” per consentire gli arrivi in Sardegna nel campo delle ipotesi.

Con un valore dello 0,24, la Sardegna ha l’indice di trasmissibilità del coronavirus più basso in Italia, è quindi la Regione più interessata di tutte a percorrere questa strada per favorire l’ingresso dei turisti.

Il passaporto, ovvero un certificato di negatività al tampone che i vacanzieri sarebbero chiamati a esibire all’arrivo nell’Isola, è il tassello che manca per raggiungere lo status di regione Covid free. Un brand che lo stesso presidente della Regione, Christian Solinas, ha dichiarato di voler promuovere con un’apposita campagna a livello internazionale.

Ma ci sono due ostacoli:

  • La fattibilità del passaporto è legata alla possibilità per tutti di sottoporsi alla prova del tampone in un qualsiasi laboratorio privato convenzionato. La decisione in merito spetta al Governo, come ha ribadito anche oggi il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia. Ma ne è consapevole anche l’assessore regionale della Sanità Mario Nieddu, al quale i colleghi delle altre Regioni, nell’ambito della commissione Sanità della Conferenza delle Regioni, hanno dato mandato di preparare una proposta. Nieddu chiederà che sia il Governo a dettare linee guida generali sul passaporto sanitario. Il documento sarà votato nei prossimi giorni dalla commissione, se otterrà il via libera allora sarà portato in Conferenza Stato Regioni.
  • L’altro ostacolo riguarda i test per verificare la positività al Covid-19. Si punta a quelli salivari, molto più veloci. Ma non sono ancora in commercio…

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