Sanità. Continuano i disagi. Un anestesista in trasferta, ma lʼemergenza continua

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LA NUOVA SARDEGNA – Lo specialista è arrivato da Tempio per garantire i turni del blocco operatorio, nel frattempo chiude anche il poliambulatorio di odontoiatria.

(Dalla rassegna stampa on.line de La Nuova Sardegna).

L’ordine di servizio dell’Ats parlava chiaro: «Gli anestesisti dell’ospedale di Tempio verranno spostati a Olbia a rotazione per garantire i turni del blocco operatorio». Ne è arrivato uno. Ma l’emergenza resta irrisolta. I primari avevano parlato in consiglio comunale di vera e propria paralisi, per l’impossibilità di portare in sala operatoria due casi urgenti in contemporanea. E in attesa che si concluda la selezione per i nuovi specialisti (l’assunzione sarà a tempo determinato), all’interno della stessa Assl si spostano i medici tra disagi e proteste. E se si tampona una carenza, se ne presenta subito un’altra. Era successo – in un caso contrario a questo – per la Pediatra di Tempio, che era stata chiusa. Lo specialista che serviva per consentire al reparto del “Paolo Dettori” di ricominciare a funzionare, è stato “trovato” al Giovanni Paolo II. «Mentre avrebbero dovuto cercarlo dove ce n’è in abbondanza», aveva denunciato il sindaco Settimo Nizzi.

Il primo arrivo. Ieri mattina, al Giovanni Paolo II, è comunque arrivato il primo anestesista da Tempio per coprire un turno da 12 ore e garantire la copertura del blocco operatorio. Ma è un rinforzo che non basta. Perché quell’anestesista, nell’eventualità che arrivi da Tempio un paziente urgente per la rianimazione, sarà costretto a dividersi.

Medici militari. Per rinforzare il pronto soccorso dell’ospedale di Olbia, dove l’organico degli specialisti dell’emergenza-urgenza è fortemente sottodimensionato nonostante superi i 44mila accessi in un anno, sarebbero dovuti sbarcare tre medici militari: non solo, per ora, non si è visto nessuno ma due di loro sono specializzandi e, secondo la legge, possono operare solo se affiancati da un tutor. Anche al Paolo Merlo di La Maddalena, si attendevano i medici militari. Si continua ad aspettare anche qui.

I sindaci. Giovedì 17 luglio, dopo la conferenza socio sanitaria di Arzachena, i sindaci di tutto il territorio hanno diffuso il documento di protesta che avevano annunciato. Un invito-ultimatum alla giunta regionale e ai vertici dell’Ats affinchè arrivassero tutti in Gallura. Hanno preteso un incontro entro 10 giorni. Ne sono passati già cinque. Senza risposte.

Nuova emergenza. «Al San Giovanni di Dio di viale Aldo Moro ha chiuso il poliambulatorio di Odontoiatria». La denuncia arriva dal consigliere del M5s Roberto Li Gioi il quale fa sapere che «da oggi le centinaia di pazienti galluresi che necessitano di cure odontoiatriche e che non possono permettersi di sostenere il costo (talvolta proibitivo) di cure in privato, troveranno l’ambulatorio sbarrato. Ad aver determinato l’interruzione del servizio – spiega Li Gioi, che ha presentato anche un’interrogazione all’assessore della Sanità – è la mancata sostituzione dell’unica odontoiatra rimasta. La quale, dallo scorso febbraio, ovvero da quando è andato in pensione il primario al quale era affiancata ha garantito l’apertura dello studio, anche se solo il lunedì, per cinque ore. È facile quindi immaginare le motivazioni che abbiano portato la dottoressa dimissionaria a lasciare l’incarico, dal momento che arrivava da Cagliari e per raggiungere il posto di lavoro doveva percorrere centinaia di chilometri a fronte di un unico giorno lavorativo a settimana». – (s.p.)

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IL CASO. Incinta con gravidanza a rischio: «Una vera odissea a pagamento»

Oltre 200 euro per due visite urgenti ed esenti dal ticket che sono diventate intramoenia, cioè a pagamento, più le spese di spostamento a Sassari, più lo stress che si può solo immaginare per una donna con gravidanza a rischio e per il marito che la accompagna.

Andrea Cammisola, dipendente della Marina Militare con sede a La Maddalena, dice: «Il 29 giugno mia moglie incinta, con gravidanza a rischio, con gravidanza a rischio, comincia ad avere difficoltà con le parole. Va al pronto soccorso dell’ospedale Paolo Merlo e la diagnosi è disfasia, deve andare dal neurologo. Il giorno dopo viene visitata al Giovanni Paolo II: il neurologo sospetta una trombosi e le prescrive una visita per verificare la coagulazione del sangue, l’impegnativa è urgente, con visita da fare entro 72 ore ed esenzione.

Mentre io decido di rientrare d’urgenza dalla Sicilia, dove mi trovo per lavoro, mia moglie telefona al Cup. Le rispondono: boh, c’è stato il Covid, non sanno né dove né quando si può effettuare la visita. Non avendo risposte, mia moglie scrive una mail all’Urp, l’ufficio relazioni pubbliche, chiedendo informazioni. Ed è così che arriva la telefonata giusta da una signora che si è mossa e ha fissato la visita a Sassari, in via Monte Grappa».

Tutto è bene quel che finisce bene, verrebbe da dire… Ma non è così, spiega Andrea Cammisola. «Arrivati a Sassari, veniamo redarguiti due volte: dal personale e dal medico. Non avremmo dovuto coinvolgere l’Urp, secondo loro. Ma noi che cosa dovevamo fare, se il Cup non era in grado di fissare la visita urgente? Non è finita lì. perché fatta la visita ci viene presentato il conto: 96 euro, con l’avviso che mia moglie dovrà tornare a Sassari dopo altri 15-20 giorni per la visita di controllo. Altri 110 euro a carico nostro, perché si tratta di visita intramoenia. Ma non era una visita esente? Una corsa a ostacoli e pure a pagamento. È così che funziona la nostra sanità? Perché mia moglie non può fare le visite negli ospedali galluresi?». Già. – (a.se.)

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