Solinas: “Il mio piano in sette fasi per affrontare l’emergenza Covid”

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Oltre a difendersi sul “caso Discoteche”, il governatore ha illustrato
il piano per l’emergenza in Sardegna nei prossimi 40 giorni

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CAGLIARI – Sette azioni principali per intervenire su altrettanti livelli di criticità: è quanto previsto dal piano di intervento per l’emergenza Covid nei prossimi 40 giorni in Sardegna.

Lo hanno illustrato ieri durante una videoconferenza con i giornalisti il presidente della Regione Christian Solinas, l’assessore alla Sanità Mario Nieddu e il commissario straordinario di Ares Massimo Temussi.

Per il governatore è stata l’occasione per mettere in chiaro la sua posizione sul caso delle discoteche aperte ad agosto:Qualcuno ha accompagnato le troupe televisive per montare più o meno veritieri casi mediatici che hanno generato un’immagine negativa della Sardegna quale untrice del resto d’Italia, mentre così le cose non sono state. Nel mentre c’era chi lavorava per garantire al meglio la salute dei sardi e la possibilità di affrontare l’emergenza in corso. Invece, “la situazione è pienamente sotto controllo, a dispetto delle rappresentazioni che qualcuno tende a fare procurando allarme, l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno

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IL PIANO

La prima fase è rappresentata dall’iperflusso e dalla congestione nei pronto soccorso. Durante la presentazione del piano in conferenza stampa, il commissario straordinario Massimo Temussi ha spiegato che una possibile soluzione è la divisione dei pronto soccorso in Covid e non Covid.

La seconda criticità riguarda i ritardi di intervento con depotenziamento delle azioni di tracciamento e isolamento. In questo caso l’azione corrispondente è il potenziamento del personale medico con l’attivazione di un’unità per l’esecuzione dei tamponi.

Pesa anche il ritardo nella processività dei tamponi. In questo caso si prevede l’acquisto di 9 apparecchiature per test molecolari rapidi e l’assunzione di tecnici di laboratorio. Quarta criticità: i ritardi nella comunicazione dei referti. Anche in questo caso la strada da percorrere prevede l’assunzione di personale ma anche la sensibilizzazione all’attivazione del fascicolo sanitario elettronico.

Quinta criticità: il monitoraggio domiciliare e le terapie farmacologiche: la diffusione capillare delle Usca e l’utilizzo di strumenti di telemedicina è la soluzione prospettata.

Ai ritardi nell’intervento e nell’attivazione del 118, con rischio di eccessiva escalation dei sintomi, si rimedia con la stesura di un documento tecnico sugli stadi di gravità dei pazienti e la fasi di attivazione 118. Infine la pressione sugli ospedali già analizzata nella delibera di Giunta che prevede l’attivazione fino a 1006 posti letto.

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