Agguato eolico da 210 pale nel mare della Costa Smeralda

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Rassegna Stampa

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IL CASO – Un blitz senza precedenti. Un agguato al cuore della Costa Smeralda pianificato con la freddezza di un killer, la spregiudicatezza dei colonizzatori più violenti, le coperture d’alto bordo della politica e del mondo degli affari.

Lo scrive L’Unione Sarda.

Sono le 13.48 di martedì 21 giugno, quando il Capitano di Vascello Giovanni Canu, Direttore Marittimo del Nord Sardegna e Comandante della Capitaneria di Porto di Olbia, appone la sua firma digitale all’invio della comunicazione a undici ignari destinatari di una missiva pesante come una montagna di granito gettata di botto sulla baia della Costa Smeralda e dintorni.

Il dispaccio non lascia margini: i signori Sindaci provvedano entro il 23 giugno prossimo a far pubblicare il presente avviso sull’albo pretorio del Municipio. In pratica, entro domani mattina, sei comuni della Gallura, quelli più a nord di Loiri Porto San Paolo, dovranno metter mano alla bacheca ufficiale. Non un avviso come tanti altri.

In ballo c’è il cuore della Sardegna turistica, l’emblema di quella sfida che sessant’anni fa il principe Aga Khan Karim aveva lanciato al mondo intero per trasformare il paradiso della Gallura nella meta più ambita del mondo intero: la Costa Smeralda. A ricevere la missiva sono i Comuni di Olbia, Golfo Aranci, Loiri Porto San Paolo, Arzachena, Palau e la Maddalena. L’area prescelta è la “corona turchese” del mare del nord dell’Isola, già bramita da velieri e ricchi yacht d’alto bordo.

Insieme ai Comuni, giusto per segnare il confine dell’agguato, la Capitaneria trasmette il “de profundis” anche alla Capitaneria di Porto di La Maddalena, all’Ufficio circondariale marittimo di Golfo Aranci, la delegazione di Spiaggia di Porto Rotondo, l’Ufficio locale Marittimo di Porto Cervo e l’Ufficio locale di Palau. Un tratto di costa che ha segnato la storia del mare più blandito e fotografato del mondo. Scenari mozzafiato, uno skyline che abbraccia con uno sguardo quelle Bocche di Bonifacio, tutto vento e fascino indomito. L’argomento, come lo chiama il Comandante, è racchiuso in poche righe: «Avviso di pubblicazione per richiesta di rilascio di concessione demaniale marittima ai sensi dell’art. 36 Cod. Nav., per la realizzazione di un impianto eolico offshore denominato “Zefiro Vento” a Nord della costa orientale della Sardegna a circa 20 km da Olbia». Non è ancora concluso il termine per la presentazione delle opposizioni al progetto di “Tibula Energia” da 65 pale da piazzare nel mare da Olbia verso San Teodoro, Posada, Budoni e Siniscola che la Capitaneria è chiamata a pubblicare un nuovo devastante progetto per un parco eolico a mare che non ha precedenti in Sardegna, in Italia e in Europa.

Il progetto nel dettaglio si potrà conoscere solo nelle prossime ore, quando scatterà il termine dei trenta giorni per presentare le opposizioni al piano di occupazione della Costa Smeralda.

I documenti di cui siamo in possesso – scrive L’Unione Sarda – ci consentono di anticipare tutti i dati più rilevanti di questo vero e proprio agguato al mare del nord est della Sardegna. Prima di tutto il numero di pale eoliche. La cifra è spropositata: ben 210 aerogeneratori, più del triplo del progetto presentato per il mare della Gallura e della Baronia, a sud di Olbia”.

Mai un progetto eolico offshore aveva osato tanta spregiudicatezza quanto quello che sarà ufficialmente all’albo della stessa Capitaneria di Olbia. Stiamo parlando di una potenza elettrica prevista di 3.150 megawatt più del doppio di quella delle centrali elettriche di Porto Torres e Portovesme messe insieme.

Una produzione elettrica interamente destinata all’invio in Sicilia e in Campania, attraverso il cavo di connessione Tyrrhenian link che Terna vorrebbe realizzare per traghettare nel resto d’Italia l’energia prodotta dall’invasione eolica della Sardegna, a mare e a terra.

A mettere nero su bianco l’operazione più devastante per la zona più turistica dell’Isola è una società sino ad oggi sconosciuta ai radar dei progetti eolici: la “Stantec S.p.A.”, uffici a Segrate, nel celebre Palazzo Canova, nella Milano più direzionale.

Ma con l’Italia e la Sardegna c’entrano poco o niente. La proprietà, infatti, è tutta inglese, nelle mani della “Stantec Europe Limited, società che detiene il 100% delle azioni della compagine che si è assunta l’onere di sfidare la Costa Smeralda, a colpi di pale eoliche da trecento metri l’una, da piazzare tra yacht, paradisi terrestri, insenature mozzafiato e paesaggi incantati tra le Bocche di Bonifacio e Porto Cervo. Non basta il luogo prescelto per questo assalto, a rendere ancora più devastante il tutto sono le dimensioni: questi signori del vento venuti da Londra hanno chiesto alla Capitaneria di occupare uno specchio acqueo della superficie complessiva di 1.747.501.960 metri quadri. Per tradurlo senza troppi numeri, si tratta di quasi due miliardi di metri quadrati. La richiesta prevede che il paradiso del nord est della Sardegna sia occupato per ben trent’anni con 210 pale, ognuna alta come un grattacielo di 90 piani.

Piazzate senza ritegno nel cuore della Costa Smeralda. C’è una domanda inquietante, però, che attende risposta: chi si nasconde dietro questi signori che vogliono distruggere la Sardegna a colpi di pale eoliche?

Dietro questa ennesima operazione ci sono i colossi dell’energia, quelli che tirano i fili dell’assalto al mare sardo, da nord a sud. Un capitolo ancora avvolto nel mistero di Stato.

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