Covid-19. Ecco come si propaga nell’aria in ambienti chiusi

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Una simulazione in 3D realizzata dai ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù riproduce con precisione come si muovono le particelle biologiche in un ambiente chiuso: si è così accertato anche il fondamentale impatto dei sistemi di aerazione sulla loro dispersione.

All’interno di un Pronto Soccorso:

Un colpo di tosse all’interno di un pronto soccorso o in una stanza chiusa. Qual è il viaggio nell’aria delle goccioline salivari grandi (droplet) e di quelle microscopiche (aerosol) emesse col respiro?

 

 

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All’interno di un Supermercato

La ricerca è stata condotta dall’università Aalto (di Helsinki), dall’istituto meteorologico finlandese, dal “VTT Technical Research Centre of Finland” e dall’università di Helsinki.

I ricercatori, anche in questo caso, hanno creato il modello 3D di uno scenario in cui una persona tossisce in un corridoio delimitato da scaffali, come quelli dei supermercati. Il modello tiene conto anche della ventilazione. In questo tipo di situazione, la nuvola di particelle si diffonde oltre le vicinanze immediate della persona che tossisce e si diluisce nel processo.

 

La Variante inglese, a differenza del Covid tradizionale, viene indicata come più contagiosa (ma non più letale) – (soprattutto in ambienti chiusi) – (anche sino a 6 metri da una distanza interpersonale). La classica mascherina chirurgica potrebbe far ben poco, tanto è che ultimamente vengono consigliate le mascherine FFp2.

E a tal proposito, si legge:

  • Inoltre, anche uno studio coreano, pubblicato sulla rivista Journal of Korean Medical Science, dice che la distanza di due metri al chiuso potrebbe non bastare a evitare il contagio da coronavirus. I ricercatori, infatti, hanno analizzato le condizioni di un ristorante a Jeonju, città del Sud-Ovest della Corea del Sud, dove alcune persone sono state infettate dal coronavirus a giungo scorso. Tra queste, c’era anche uno studente che, secondo le loro analisi, avrebbe contratto il virus dopo solo 5 minuti di esposizione e a una distanza pari di 6,5 metri dalla persona infetta(vedi)
  • Di particolare interesse sono i risultati pubblicati dal New England Journal of Medicine e dal Journal of the American Medical Association in merito alla permanenza vitale del virus in un ambiente ad elevata concentrazione (sanitario) e sulla distanza che quest’ultimo può percorrere trovandosi in un ambiente favorevole (per temperatura e umidità) in presenza di flussi di aria. Il nuovo modello preso in esame da questi studi, infatti – (dal titolo “Turbulent Gas Clouds and Respiratory Pathogen Emissions Potential Implications for Reducing Transmission of COVID-19” – vedi), prendono in considerazione un altro fattore e cioè la distanza e la sopravvivenza delle goccioline all’interno del soffio di aria rilasciato attraverso lo starnuto o il colpo di tosse. In pratica questa teoria ritiene che il grado di umidità e la temperatura interna all’espirazione (soffio di aria) permette alle goccioline di eludere l’evaporizzazione per molto più tempo del previsto. In queste condizioni, la vita di una gocciolina potrebbe essere molto più estesa (frazione che passa da secondi a minuti). Anche in questo caso, le condizioni dell’individuo e le condizioni ambientali (umidità e calore) possono far sì che le gocce di patogeno si possano trovare anche a una distanza di 7-8 metri.

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