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Amianto in Marina. Ancora un risarcimento alla famiglia di una vittima

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REDAZIONE – L’uso dell’amianto sulle navi della Marina Militare italiana ha rappresentato per decenni un grave fattore di rischio per i marinai e il personale addetto alle manutenzioni, operanti in ambienti spesso saturi di fibre nocive.

Questa è la storia del sergente Luigi Ricci, raccontata oggi dal quotidiano L’Unione Sarda e da ADNKronos, che ha visto il giovane sergente trascorrere alcuni degli anni più importanti della sua giovinezza nella Marina Militare, prestando servizio anche a Mariscuola La Maddalena.

Decenni dopo, quella lunga esperienza professionale gli è stata riconosciuta come collegata alla malattia che ne ha causato la morte. Luigi Ricci, morto a 78 anni per un mesotelioma maligno, ottiene così il suo risarcimento grazie alla battaglia portata avanti dalla figlia Benedetta.

Ricci era entrato nella Marina nel settembre 1960, quando aveva appena 17 anni. Fino al giugno 1962 aveva prestato servizio a Mariscuola La Maddalena come meccanico. Successivamente aveva continuato la sua attività a bordo di diverse unità navali: Nave San Marco, Nave Artigliere, Nave Intrepido e Nave Montecuccoli, rimanendo in servizio fino al dicembre 1966.

Nel corso degli anni trascorsi nella Marina, secondo quanto ricostruito nel procedimento, Ricci era stato esposto a polveri e fibre di amianto. Un contatto avvenuto molti decenni prima della comparsa della malattia.

Il 12 agosto 2019 arrivò la diagnosi di mesotelioma maligno epitelioide. Per Luigi Ricci iniziò un lungo periodo di malattia, durato oltre due anni, fino alla morte avvenuta il 20 dicembre 2021.

Dopo la sua scomparsa, la figlia Benedetta ha deciso di proseguire la battaglia per ottenere il riconoscimento del legame tra l’esposizione all’amianto durante il servizio e la patologia che aveva colpito il padre.

Il procedimento ha portato al riconoscimento della relazione causale e a un risarcimento complessivo superiore ai 410 mila euro.

Per la figlia, però, il risultato ottenuto non rappresenta soprattutto una questione economica. «Per me non è mai stata una questione di cifre. Volevo che fosse riconosciuto ciò che è accaduto a mio papà», racconta Benedetta Ricci, ricordando il forte legame che il padre aveva mantenuto con la Marina.

Luigi Ricci aveva servito lo Stato fin da giovanissimo, affrontando la durezza del lavoro e della vita a bordo delle navi. Un’esperienza che, nonostante le difficoltà, aveva sempre considerato importante, anche per le opportunità che gli aveva dato di conoscere Paesi lontani.

La scoperta della malattia, arrivata a distanza di oltre mezzo secolo dagli anni trascorsi nella Marina, lo aveva profondamente segnato. Oggi, per la figlia, il riconoscimento ottenuto rappresenta soprattutto un modo per dare dignità alla sua storia e al servizio prestato.

«Questa pronuncia riconosce un punto fondamentale: Luigi Ricci è stato esposto all’amianto mentre prestava servizio nella Marina Militare e quella esposizione è stata riconosciuta come causalmente collegata al mesotelioma che lo ha portato alla morte», sottolinea l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale di Benedetta Ricci.

Una vicenda che riporta l’attenzione sulle conseguenze dell’esposizione all’amianto negli ambienti di lavoro e, in particolare, su patologie che possono manifestarsi anche a distanza di molti decenni dall’esposizione.

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