“Bella ciao”, non è mai stata cantata dai Partigiani. “E’ il canto delle mondine”
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Un viaggio dietro le quinte…
REDAZIONE – “Bella ciao” non nacque nella Resistenza partigiana”, ma deriva dai canti popolari delle mondine emiliane e lombarde, legate al lavoro nei campi di riso.
Nonostante oggi sia considerata la canzone partigiana per eccellenza, Bella ciao non risuonò mai realmente tra le montagne della Resistenza. Le sue radici sono molto più antiche e popolari: affondano nei campi di riso della Pianura Padana, dove le mondine intonavano canti di fatica e ribellione.
Solo nel Dopoguerra, la melodia fu adattata alla lotta partigiana.
La versione “politica” di Bella ciao venne presentata nel 1947 al Festival mondiale della gioventù democratica di Praga, anche se altri sostengono che sia nata al Festival di Spoleto negli anni Sessanta. In ogni caso, il testo fece la sua comparsa su carta solo nel 1953, sulla rivista La Lapa.
Negli anni 60 e 70, il brano (politicizzato) divenne un vero e proprio inno antifascista: cantato nei cortei studenteschi, nelle manifestazioni sindacali e nelle piazze di mezzo mondo, dal Cile alla Grecia, fino alla Turchia. Tradotta in decine di lingue, la canzone iniziò a viaggiare come simbolo di resistenza oltre i confini italiani.
Il suo destino, tuttavia, era ancora più ampio.
Nel nuovo millennio Bella ciao ha continuato a risuonare ovunque ci fosse una protesta: dagli attivisti di Occupy Wall Street a New York, alla piazza Taksim di Istanbul contro Erdoğan, fino alle battaglie dei curdi in Siria. In Italia, il movimento delle Sardine l’ha adottata come inno generazionale, mentre i ragazzi di Fridays for Future ne hanno creato una versione ecologista intitolata Do it Now.
La pandemia da Covid-19 ne ha moltiplicato i significati: da canto di resistenza a coro di speranza, intonato dai balconi italiani e nelle piazze europee, fino agli omaggi dei pompieri britannici.
La consacrazione globale è arrivata infine grazie alla serie televisiva “La casa di carta“, che ha trasformato Bella ciao in un fenomeno planetario, rilanciandolo tra le nuove generazioni e nelle piattaforme digitali, reinterpretato in ogni genere musicale, dal folk all’elettronica.
Oggi Bella ciao è al tempo stesso patrimonio universale e simbolo divisivo: per molti un canto di libertà che unisce culture e popoli, per altri un brano legato a un preciso schieramento politico (centrosinistra).
Resta, però, intatta la sua forza evocativa: non fu mai la voce autentica dei partigiani, ma continua a rappresentare dignità e protesta senza confini.
Nota di riferimento storico: Le stime sul numero totale di partigiani, di estrazione civile, alla fine della guerra sono risultati intorno ai 200.000 combattenti, tutti operanti nelle regioni del Nord Italia.
Dopo l’8 settembre 1943, oltre 800.000 militari italiani furono catturati dai tedeschi; di questi, circa 186.000 scelsero di collaborare, mentre i restanti, più di 614.000, rifiutarono la collaborazione – (subendo persino la prigionia nei Lager nazisti) – e si unirono alla Resistenza partigiana per la ricostituzione del nuovo Sato.
In Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, Abruzzo, Basilicata e Sardegna – inoltre – non è mai stata registrata la presenza di organizzazioni Partigiane.
Infatti, nei giorni della resistenza, gran parte delle popolazioni di queste regioni del sud, unendosi a molti reparti militari insorti al fascismo e al nazismo – spontaneamente e autonomamente, si posero contro l’occupazione tedesca radunansosi in gruppi, e – per esempio, proprio in Campania – durante le famose 4 Giornate di Napoli del 1943 (dal 27 settembre), i femminielli – figure tipiche tradizionali della società napoletana – (transgender, transessuali, omosessuali o intersessuali), divennero famosi e furono pure insigniti di medaglia al valore, perchè – autonomamente – unitamente ad altri gruppi di cittadini – combatterono con armi alla mano in prima linea respingendo i Reparti Tedeschi che aveano uccupato la città… liberando Napoli.
Questo il testo originario di Balla Ciao:
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gabriele
bellissimo articolo che documenta benissimo il lato storico di una canzone che viene spontanea cantare nei momenti di contestazione sociale contro le guerre e le ingiustizie umane.



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