Brigata Sassari sotto il fuoco tra Israele e Libano
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REDAZIONE – Attualmente in Libano operano circa 1.300 militari italiani, tra cui oltre 500 soldati della Brigata Sassari, impegnati nel controllo della Blue Line, la linea di demarcazione che separa Libano e Israele. Il loro compito è quello di contribuire al mantenimento della tregua e alla stabilità dell’area, operando sotto il mandato delle Nazioni Unite.
Il Governo italiano, però, sta valutando con crescente attenzione la possibilità di richiamare in patria il contingente militare impegnato in Libano nell’ambito della missione delle Nazioni Unite United Nations Interim Force in Lebanon (UNIFIL).
A confermarlo è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha parlato di una verifica quotidiana delle condizioni di sicurezza nell’area, alla luce del progressivo deterioramento della situazione nel Medio Oriente.
Negli ultimi mesi, tuttavia, l’intensificarsi degli scontri tra le forze israeliane e le milizie di Hezbollah ha trasformato la zona di confine in un’area ad altissimo rischio, mettendo sotto pressione il mandato originario della missione di pace.
“Lì ci sono 1.300 persone, è in atto una valutazione costante per monitorare con l’autorità libanese, le Nazioni Unite e la controparte israeliana se esistono le condizioni per continuare la missione o no”, ha dichiarato Crosetto in un’intervista al Corriere della Sera.
Il governo italiano, quindi, mantiene aperte tutte le opzioni: dalla prosecuzione della missione con le attuali modalità fino a una possibile riduzione o rientro del contingente, qualora le condizioni di sicurezza non garantissero più l’operatività dei caschi blu.
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