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Un fenomeno da fermare. “Gli omicidi commessi dai minori sono più che raddoppiati in un anno”

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I ragazzi sottoposti a misure restrittive sono cresciuti dell’8%. 

L’esperto: “Sentimento di inquietudine diffuso”

REDAZIONE – Gli episodi di violenza che hanno di recente coinvolto giovanissimi a La Spezia e Frosinone non sono casi isolati, ma rappresentano la punta di un iceberg sempre più evidente.

In Italia la violenza giovanile sta assumendo una dimensione strutturale e preoccupante. Oggi si parla di baby gang o maranza, ma al di là delle etichette, sono i numeri a lanciare un allarme che non può più essere ignorato.

Negli ultimi anni gli omicidi commessi da minorenni sono più che raddoppiati.

Secondo i dati della Criminalpol, si è passati dal 4% del totale nel 2023 all’11,8% nel 2024. In valori assoluti significa che i delitti commessi da minori sono aumentati da 14 a circa 35 in un solo anno, nonostante il numero complessivo di omicidi in Italia sia diminuito (da 340 a 319). Un incremento superiore al 150% che segnala una frattura profonda nel tessuto sociale.

Parallelamente cresce anche il numero dei giovanissimi in carcere.

A metà del 2025 nei centri di detenzione minorile erano reclusi 586 ragazzi, contro meno di 400 nel 2022. Se si considerano anche i minori e i giovani adulti sottoposti a misure restrittive, l’aumento in un solo anno è stato dell’8,1%, passando da 4.391 a 4.747.

La violenza non si manifesta solo nei casi estremi. Secondo le rilevazioni, il 40,6% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni ha partecipato almeno una volta a una rissa o a una zuffa. Rapportato alla popolazione scolastica, significa che circa un milione di studenti è stato coinvolto in episodi di violenza fisica.

Ma i minori non sono soltanto autori di reati: sempre più spesso ne sono anche vittime. Nel 2024 sono stati registrati oltre 7.200 reati a danno di minori, il dato più alto mai rilevato. L’aumento è del 4% rispetto al 2023 e del 35% su base decennale, come evidenziato dal rapporto di Terres des Hommes. A incidere sono soprattutto i reati digitali, ma restano gravi e diffusi anche gli abusi sessuali, che colpiscono in particolare le ragazze.

Preoccupante anche il numero di minorenni uccisi: secondo l’Istat, nel 2024 le vittime under 18 di omicidio sono state 21, il 7% in più rispetto all’anno precedente.

Secondo Vincenzo Scalia, professore di sociologia della devianza all’Università di Firenze, questi fatti «esprimono un disagio profondo e un sentimento diffuso di inquietudine tra i ragazzi». Alla base vi sono la ricerca di identità, l’emulazione di modelli violenti veicolati dai media e un futuro percepito come privo di prospettive. «Sono giovani cresciuti durante la pandemia e oggi non vedono sbocchi né segnali positivi all’orizzonte», osserva il docente.

Scalia avverte inoltre dal considerare il carcere come unica risposta: «Strappare questi ragazzi dai contesti familiari e relazionali rischia di aumentare, anziché ridurre, la loro devianza».

Un quadro che impone una riflessione profonda: la violenza giovanile non è un’emergenza passeggera, ma un fenomeno radicato che chiama in causa soprattutto la Famiglia… le Istituzioni, la Scuola e le Politiche sociali.

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