“La democrazia non è un’etichetta. È un comportamento”
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e i Social sono un gran Casino… di maleducati
REDAZIONE – Si dice che il rispetto per la democrazia, è uno dei principi fondamentali di una società libera e si manifesta attraverso il riconoscimento delle istituzioni, delle leggi e dei diritti di ogni cittadino. Significa accettare il confronto tra idee diverse, garantire la libertà di espressione, tutelare le minoranze e riconoscere il valore del voto come principale strumento di partecipazione popolare.
Il rispetto per la democrazia, significa partecipare alla vita pubblica, informarsi da fonti affidabili, esprimere le proprie opinioni con civiltà e rispettare quelle altrui. Il dialogo, il confronto e il senso civico sono elementi essenziali per rafforzare la convivenza democratica… etc, etc
Ci sono però episodi che, più di mille convegni o solenni dichiarazioni istituzionali, ci ricordano che cosa significhi davvero vivere in una democrazia.
È accaduto qui a La Maddalena, in Piazza Garibaldi, durante un banchetto a sostegno del Generale Roberto Vannacci… (simpatico o antipatico che sia…).
Per ore tutto si è svolto nella più assoluta normalità. Nessuna tensione, nessuna provocazione, nessun disordine. Cittadini che distribuivano materiale informativo, altri che si fermavano a parlare, alcuni favorevoli, altri apertamente contrari. Opinioni diverse che si confrontavano nello stesso spazio pubblico con educazione e rispetto. Esattamente ciò che dovrebbe accadere in una società democratica.
Al termine della manifestazione, il banchetto viene smontato, la piazza torna alla sua quotidianità.
Poi arriva la vera aggressione, ma non arriva in piazza: Arriva sui social.
Una fotografia del banchetto viene pubblicata capovolta, quasi a voler rappresentare qualcosa da disprezzare (quasi a far ricordare Piazza Loreto…). Ma il commento che accompagna la foto, è ancora più eloquente: gli organizzatori vengono definiti “liquami”:

Poco dopo compare anche un riferimento, nemmeno troppo velato, ma riferito al presunto orientamento sessuale di qualcuno presente in quel banchetto:

Ed è qui che la questione cambia natura.
Perché non si parla più di politica. Non si discute più di programmi, idee o visioni del Paese. Si passa direttamente all’insulto, alla delegittimazione personale, al tentativo di colpire le persone anziché confutarne le opinioni.
E allora le domande diventano inevitabili:
- Chi è davvero intollerante?
- Chi organizza un banchetto pubblico, autorizzato, mettendoci il volto e il proprio nome, accettando il confronto con chiunque voglia dissentire?
- Oppure chi, nascosto dietro un profilo social, sceglie l’offesa come unico argomento?
Negli ultimi anni, la parola “fascista” è diventata una delle etichette più utilizzate nel dibattito pubblico. Spesso viene pronunciata con una leggerezza tale da svuotarne persino il significato storico. Ma il punto non è stabilire chi abbia ragione politicamente… il punto è un altro:
- Non basta proclamarsi democratici per esserlo.
- Non basta riempirsi la bocca di parole come inclusione, tolleranza e rispetto se, alla prima occasione, si ricorre all’insulto, alla derisione e alla discriminazione personale.
La democrazia non è una bandiera da sventolare soltanto quando parlano quelli che la pensano come noi. La democrazia si misura quando siamo chiamati ad ascoltare chi sostiene idee che non condividiamo. È in quel momento che si vede la differenza tra chi difende davvero la libertà e chi, invece, pretende di concederla solo a chi appartiene alla propria parte.
Le idee si combattono con altre idee. Gli argomenti si contrastano con altri argomenti.
L’insulto, invece, è quasi sempre il rifugio di chi non riesce più a sostenere il confronto.
E così ha spiegato Franco One, intervenendo nel merito:


Questo blog non chiede a chi legge di condividere le posizioni di Vannacci, né di approvare quelle dei promotori del banchetto. Ma chiede qualcosa di molto più semplice e, allo stesso tempo, molto più importante: riflettere sul valore autentico della libertà di espressione.
Perché il diritto di manifestare il proprio pensiero non vale soltanto per chi ci piace, vale, soprattutto, per chi non la pensa come noi. Ed è proprio da questo principio che si riconosce una democrazia matura.
Il resto è soltanto (becera) propaganda.
E forse, prima di distribuire con leggerezza etichette come “fascista”, sarebbe opportuno guardarsi allo specchio e domandarsi se i propri comportamenti siano davvero coerenti con quei valori veri di libertà, pluralismo e rispetto che si afferma di voler difendere.
(Troppo lungo… ma ne valeva la pena…)
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Anna Rosa Perrone
Peccato che si richiami l’alto valore della democrazia solo quando ci fa comodo.
Pochi mesi fa subito dopo l’esito delle elezioni comunali di La Maddalena questa stessa redazione ha usato nei confronti di chi aveva “osato” pensare a una amministrazione alternativa a quella rappresentata da Lai termini a dir poco offensivi richiamandosi a una canzone di De Andrè e dileggiando un candidato reo di aver preso pochi voti.
Democrazia e difesa della democrazia vogliono dire riconoscere apertamente ciò che attraverso una proposta politica vuole ridurre gli spazi dei nostri diritti. Vorrei a fini esplicativi ricordare un episodio della nostra storia: era il 1987 Giorgio Pisanò ex Repubblichino di Salò va incontro al Senatore Vittorio Foa partigiano dicendogli: «Caro Foa, dopo tanti anni di battaglie su fronti opposti, ci troviamo qui in Senato, a servire lo Stato pur con le nostre diverse idee. Possiamo stringerci la mano?». E Foa: «Certo, possiamo stringercela. L’importante è ricordarci che lei è qui, in Parlamento, grazie alla Costituzione; e la Costituzione c’è perché abbiamo vinto noi. Se aveste vinto voi, io sarei rimasto in galera e lì sarei morto».
La foto al contrario, senza richiamare Piazzale Loreto, mi sembra un chiaro riferimento al famoso libro del generale, con il giudizio che riconoscere come valori quanto proposto da FN sarebbe proprio una vita al contrario, un ricondizionamento dove anormale per un omossessuale, deportazione e remigrazione, smantellamento giustizia minorile, patriarcato e abolizione del femminicidio diventano termini “vincenti”. Vorrei inoltre ricordare che chi è costretto a vivere ultimamente sotto scorta è Lepore il sindaco di Bologna per la spirale di odio prodotta dal Web.
Mi sembra che nei giudizi di coloro che vengono accusati di essere di sinistra per aver mostrato il loro dissenso con qualche nota polemica non ci sia assolutamente espressione di odio, forse solo un velo di ironia per chi rischia di armare un politico contro sé stesso (ma già si può sempre avere la patente e usufruire del servizio sanitario). Il termine liquame poi ripropone un giudizio espresso dallo scrittore Carofiglio su un video diffuso da Vannacci che mostra i suoi avversari politici nel momento in cui vengono condannati a morte, sbranati dalle fiere. Il liquame è proprio questo un miscuglio di valori di scarto che oggi vogliono armare le mani di alcuni togliendoci i diritti garantiti da 80 anni della nostra costituzione. Mi domando con questi valori nelle “ossa” come il Generale abbia garantito fedeltà al nostro stato e al suo fondamentale art. 3.
Redazione
Cara Anna Rosa Perrone… io credo che tu abbia seguito poco attentamente il dibattito politico della recente Campagna Elettorale, al quanto burrascosa e confusa. Il mio riferimento alla “Canzone di De Andrè”, come ho spiegato più volte, si riferiva esclusivamente – a mio parere – all’altezza politica dei personaggi e non certamente all’altezza fisica. Ora, se la vogliamo girare, come al solito, a proprio compiacimento, possiamo dire ciò che ci pare. Certo è che io non mi permetto mai di entrare nel personale delle altre persone, le mie esternazioni (determinate soprattutto da attacchi sproporzionati e irriguardosi…) sono state comunque solo di carattere politico/opinione corretta (anche se un pò sarcastica) che, se mi permetti, ho il diritto di dissentire o condividere.
Il tuo riferimento/richiamo alla solita “cantilena partigiana”, non credo sia pertinente a ciò che ho espresso nell’articolo di riferimento.
Per quanto mi riguarda, sono numerosi gli argomenti di “quelli di sinistra”, (come dici tu), che spesso condivido senza alcuna vergogna. Ma molti non li condivido.
Utilizzare il termine “liquami”, anche se richiamati da “Carofiglio” (che non è la voce di Dio), credo non sia corretto e rispettoso, soprattutto nei confronti di numerosi cittadini che sostengono legittimamente Vannacci e sono di diversa opinione dalla tua … anche Vannacci è un cittadino italiano legittimato ad esporre le sue idee, condivisibili o no. Il punto è che Vannacci è diventato un personaggio reso antipatico, soprattutto faziosamente, da molte forze politiche che non lo vogliono in mezzo ai piedi.
Anna Rosa Perrone
Caro Alberto Tinteri, credo non si sia capito il senso del mio commento. Richiamare l’alta figura di Vittorio Foa e il celebre episodio andava proprio nella direzione del mantenimento di relazioni civili anche nella differenza di campo, ma sempre con la memoria che la nostra Costituzione e ciò che l’ha prodotta è ancora la garanzia delle libertà che da 80 anni contraddistingue la nostra storia. Per quanto riguarda la cantilena partigiana è quella che nei suoi interventi recita il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e scusa se sono noiosa ma io “quelle cantilene” le trovo bellissime. Ovviamente però i gusti non sono tutti uguali.
Un’altra cosa non si è capita, di questi tempi dove è facile degenerare specialmente sul Web, chi svolge funzione di informazione dovrebbe esercitare prudenza prima di creare fantomatici casi di aggressione politica e personale dando ad alcuni commenti apparsi sul Web il significato peggiore. Non mi sembra che il termine liquame fosse rivolto alle persone ma ai valori che quella formazione politica afferma e soprattutto dopo la diffusione del Video. Nel secondo caso addirittura quello di insulto, delegittimazione personale non si è neanche capito lo scherzo, la persona non attribuisce la demenza ma si dà del demente perché non capisce la situazione.
Scusa caro Alberto se voglio anche io concludere con una nota scherzosa, non avrò seguito forse a dovere la campagna elettorale ma se devi spiegare che non era un insulto citare il testo di De Andrè fatti una domanda: non avrai per caso sbagliato canzone?



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