La flottiglia russa lascia la Sardegna, ma resta il giallo
.
REDAZIONE – La presenza per diversi giorni di una flottiglia russa nelle acque internazionali al largo della costa orientale della Sardegna rappresenta un evento tecnicamente legittimo, ma operativamente non ordinario, soprattutto per composizione delle unità, durata della sosta e contesto geopolitico.
La flottiglia era composta da tre navi con funzioni ben definite:
-
Sparta IV
Cargo roll-on/roll-off appartenente alla cosiddetta “Syrian Express”, la linea logistica usata dalla Russia per il trasporto di mezzi militari, materiali e rifornimenti strategici. Nave non armata ma di alto valore logistico, frequentemente monitorata dalle marine NATO. -
Kama
Nave cisterna di supporto, utilizzata per il rifornimento in mare (replenishment at sea). La sua presenza indica autonomia operativa estesa, incompatibile con un semplice transito diretto e continuo. -
Severomorsk
Cacciatorpediniere antisommergibile della Flotta del Nord, dotato di sensori avanzati, capacità ASW (anti-submarine warfare) e sistemi di difesa aerea. È l’elemento di protezione militare del gruppo.
La combinazione cargo + tanker + unità militare suggerisce un gruppo logistico-scortato, non una navigazione casuale. La flottiglia ha stazionato per quasi una settimana davanti all’Ogliastra e al Golfo di Orosei, in una zona lontana dalle acque territoriali italiane ma prossima a rotte strategiche, già nota per attività di sorveglianza NATO e addestramenti militari.
Dal punto di vista nautico, l’area offre riparo relativo da mare grosso proveniente da ovest e nord-ovest, rendendo plausibile l’ipotesi meteo. Tuttavia, la durata prolungata della permanenza va oltre la semplice attesa di una finestra favorevole.
La Marina Militare italiana ha mantenuto un monitoraggio costante, sia navale sia aereo, come previsto dalle procedure standard per unità militari di Paesi non NATO in prossimità dell’area di responsabilità nazionale.
Fonti OSINT, tra cui il sito specializzato Itamilradar, hanno documentato la tracciatura continua delle navi, la presenza di velivoli militari italiani, il mantenimento della sorveglianza anche dopo l’uscita dal Tirreno centrale.
Questo tipo di attività rientra nella sorveglianza attiva non ostile, ma rappresenta anche un flusso informativo utile per entrambe le parti.
Le ipotesi operative
Credibile ma non esclusiva. Le condizioni tra Canale di Sardegna, Baleari e Atlantico sono state effettivamente difficili. Tuttavia, una sosta di più giorni con unità militare di scorta va oltre la semplice prudenza marinaresca.
Ipotesi tecnicamente fondata. La Russia conduce regolarmente missioni di “presence and reaction assessment”, volte a misurare tempi di risposta, identificare assetti impiegati, valutare pattern di sorveglianza aerea e navale.
La zona scelta, altamente sensibile ma in acque internazionali, è ideale per questo tipo di osservazione reciproca.
Attesa logistica o sincronizzazione:
Possibile necessità di coordinamento con finestre temporali nel passaggio di Gibilterra o nel successivo transito atlantico verso il Baltico, con arrivo a Kaliningrad, enclave strategica russa e nodo chiave della postura militare nel Nord Europa.
Dal punto di vista tecnico-militare, l’operazione non viola alcuna norma internazionale, rientra nelle pratiche di navigazione militare e logistica, ma presenta elementi di complessità operativa che ne fanno un evento degno di attenzione.
Più che un singolo obiettivo, la missione sembra rispondere a una logica multifattoriale: sicurezza della navigazione, raccolta informativa e dimostrazione di presenza, in un Mediterraneo sempre più centrale negli equilibri strategici euro-atlantici.
.
.
.



Commento all'articolo