Oggi La Maddalena sul Corriere della Sera: per cosa?
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di Paolo Maninchedda – Sardegna e Libertà
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REDAZIONE – “Oggi il Corriere della Sera dedica due pagine a un’inchiesta, firmata niente meno che da Gian Antonio Stella, che racconta il degrado in cui versa l’area dell’ex Arsenale di La Maddalena. Non si capisce dove sia la notizia, se non nelle foto scattate negli interni. Il resto è storia arcinota, anche se nell’articolo di Stella ci si dimentica di raccontare come le casseforme utilizzate per allungare la banchina siano diventate le spugne che rilasciano nell’acqua molte delle sostanze tossiche che oggi la rendono inagibile alla balneazione e alla navigazione.
Io fui colui che intavolò la trattativa con la Protezione civile per riportare il bene nel patrimonio della Regione. Feci due incontri a Palazzo Chigi, mi opposi a diverse richieste assurde del Gruppo Marcegaglia e andai via quando il quantum era già stato stabilito. Chi fece il pasticcio fu il Governo italiano, ma chi non ha ancora saputo risolverlo è la Regione Sardegna. È chiarissimo ciò che si dovrebbe fare, ma ancora non lo si fa. Ieri un caro amico mi ha detto di essere stanco di dover risolvere i problemi posti da persone che occupano ruoli che non sanno gestire. Stiamo diventando la terra degli ambiziosi senza capacità.
Ma non è di questo che volevo oggi parlare.
Mi interessa di più stare all’errore più tragico e durevole del G8 a La Maddalena: la suggestione degli archistar.
Chi viaggia nel Mediterraneo non può non ritrovare l’ “aria di famiglia” tra la Casa del Mare della Maddalena e la Ville Méditerranée di Marsiglia. Luoghi e porti diversi, culture diverse ma stessa cifra, secondo l’idea che il concept del genio vale pure la standardizzazione dei luoghi. Se la corruzione e il cinismo furono i demoni fatali, il fallimento estetico è oggi il rudere più ingombrante.
La bellezza, in architettura, è generata dai luoghi e interpretata dai progettisti, non il contrario. Ma questo, in Sardegna, ci ostiniamo a non capirlo e il nostro provincialismo alla rovescia ci porta a cercare di rendere attrattivo il qui e ora, non interpretandolo e sviluppandolo nelle sue potenzialità, ma rivestendolo della volgarità del lusso. Cerchiamo l’allure e produciamo un dolente, decadente e ripetitivo kitsch. Siamo all’inquinamento estetico”.
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