Omicidio Cinzia Pinna. “I dubbi degli inquirenti”
.
REDAZIONE – Così come riporta oggi la stampa locale, diverse – sembrerebbero – le persone che sono state nella casa di Emanuele Ragnedda tra il 12 e il 24 settembre, i giorni che separano l’omicidio di Cinzia Pinna dalla confessione dell’imprenditore, quindi, una domanda sorge spontanea: Possibile che nessuno si sia accorto del divano portato all’esterno per essere ripulito o delle numerose tracce di sangue?
Ancora più difficile spiegare come nessuno abbia notato le piume di cuscino che invadevano l’abitazione.
Secondo gli inquirenti si tratterebbe dei cuscini mai ritrovati, le cui federe erano finite in lavanderia: un maldestro tentativo di cancellare le prove, con cuscini spariti, federe da lavare e piume sparse ovunque.
Gli investigatori ritengono che Ragnedda si sia assunto tutte le responsabilità per proteggere qualcuno che non avrebbe preso parte materialmente al delitto, ma che lo avrebbe aiutato a “ripulire” la scena e a far sparire gli oggetti della vittima ancora mancanti all’appello, come la borsetta e il telefono. L’imprenditore, infatti, aveva già parlato dell’omicidio ad amici e conoscenti prima di confessare ai Carabinieri, e qualcuno si sarebbe offerto di aiutarlo.
Le indagini, dunque, si concentrano ora su due persone, un uomo e una donna.
Intanto domani – lunedì 29 settembre – sono previsti nuovi accertamenti sul corpo della vittima, ridotto in condizioni critiche dall’esposizione prolungata alle intemperie. In programma anche una TAC, per ricostruire la traiettoria dei colpi d’arma da fuoco esplosi da Ragnedda e confrontare i dati con la sua versione dei fatti: «Mi stavo difendendo, lei mi ha aggredito» – ha comnfessato ai magistrati.
Gli inquirenti, nel frattempo, sono convinti di avere già l’arma del delitto: una pistola sequestrata all’imprenditore due giorni prima della confessione.
.
.
.



Commento all'articolo