Sciopero autotrasportatori in Sardegna. Caro gasolio azzera i profitti, tir pronti a fermarsi
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REDAZIONE – Il caro carburante mette in ginocchio l’autotrasporto sardo. Cresce la mobilitazione delle imprese del settore, pronte a spegnere i motori dei tir e incrociare le braccia nelle prossime settimane.
La decisione è stata annunciata da Unatras, che riunisce le principali associazioni nazionali dell’autotrasporto, tra cui Confartigianato Trasporti. I mezzi resteranno fermi nei piazzali e nei garage, con una sospensione delle attività che sarà regolata secondo il codice di autoregolamentazione degli scioperi. Le date verranno definite a breve.
Alla base della protesta c’è un aumento dei costi ormai considerato insostenibile. Il prezzo del gasolio ha superato i 2,13 euro al litro, arrivando a incidere fino al 35% dei costi operativi delle aziende.
«Conviene più star fermi che viaggiare», ha dichiarato il presidente di Confartigianato Sardegna, Giacomo Meloni, sottolineando come anche il taglio delle accise non abbia prodotto benefici concreti.
I numeri spiegano la gravità della situazione: un mezzo pesante percorre in media 120 mila chilometri l’anno, consumando circa 36 mila litri di gasolio. Ogni aumento di 0,25 euro al litro comporta un costo aggiuntivo di circa 9 mila euro per camion, che salgono a 90 mila euro per una flotta di dieci mezzi.
Un impatto che azzera i margini: nel settore, infatti, la redditività media resta sotto il 3% del fatturato, rendendo spesso impossibile coprire i costi.
In Sardegna il comparto conta oltre 1.500 imprese e più di 4.000 lavoratori, movimentando circa l’80% delle merci sull’isola.
Il rischio, ora, è quello di pesanti ripercussioni sulla distribuzione dei beni, in particolare alimentari, con possibili disagi per cittadini e imprese.
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