Milano. “Youssef Siher torna libero: la gip non convalida il fermo”
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Rassegna Stampa
REDAZIONE – Youssef Siher, il ricercatore italiano di origini marocchine fermato nella notte di sabato scorso nell’ambito dell’inchiesta sui disordini e i saccheggi avvenuti a Milano, è stato rimesso in libertà. La gip milanese Tiziana Landoni non ha convalidato il fermo e ha respinto la richiesta della Procura di applicare la custodia cautelare in carcere.
Al centro dell’indagine il ruolo del trentenne come amministratore del canale Telegram “Movimento 17 ottobre”, creato dopo le devastazioni che avevano interessato il capoluogo lombardo. Nei suoi confronti e nei confronti della moglie, indagata a piede libero, i pubblici ministeri avevano ipotizzato l’istigazione a delinquere con l’aggravante del terrorismo e la violenza organizzata in manifestazione di piazza.
Nella motivazione del provvedimento, la giudice ha evidenziato che i contenuti pubblicati da Siher esprimevano modalità di protesta contro le politiche governative ed evocavano forme di disobbedienza civile, senza tradursi, secondo la ricostruzione accolta, nella promozione di comportamenti violenti o criminosi. I messaggi avrebbero puntato soprattutto a organizzare manifestazioni periodiche e a favorire una mobilitazione collettiva.
La gip ha inoltre rilevato che il cosiddetto “vademecum per la difesa in piazza” non conteneva indicazioni sull’utilizzo di strumenti offensivi contro le forze dell’ordine. Al contrario, invitava i manifestanti a mantenere la calma, arretrare e non reagire con la violenza in caso di lancio di lacrimogeni. Non sarebbe emerso, inoltre, che Siher avesse sostenuto gli appelli violenti pubblicati da altri utenti del gruppo, nei quali venivano evocate azioni contro banche, edifici pubblici e ripetitori Rai.
Escluso anche il pericolo di fuga: per la giudice, gli spostamenti effettuati da Siher e dalla moglie nelle ore precedenti al fermo non dimostravano l’intenzione di sottrarsi alle indagini. Nel provvedimento non sono stati ritenuti sussistenti i gravi indizi di colpevolezza necessari a giustificare la misura richiesta dalla Procura.
Durante l’interrogatorio a San Vittore, Siher si è avvalso della facoltà di non rispondere. I suoi legali, Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, hanno contestato le accuse, sostenendo che non vi fossero condotte istigatorie né elementi riconducibili al terrorismo.
Meloni attacca la decisione della gip
La liberazione ha provocato una dura reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in un video pubblicato sui social ha definito «vergognosa» la decisione della giudice milanese. La premier ha parlato di una mortificazione del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti e del Ministero dell’Interno, richiamando i rischi per i cittadini e per le attività commerciali esposte a saccheggi e devastazioni.
La vicenda riporta al centro del dibattito il confine tra libertà di manifestazione del pensiero e responsabilità penale per eventuali condotte di istigazione alla violenza.
La decisione della gip riguarda la convalida del fermo e la richiesta di custodia cautelare: non equivale, di per sé, a una sentenza definitiva sul merito dell’indagine.
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