La Maddalena. Un travaglio di cronaca per un cane dimenticato. Le ire di Brigitte Bardott
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“L’incaglio della Monte Stello” – di Giancarlo Tusceri
REDAZIONE – Molti maddalenini ricorderanno che il 1 gennaio 1994, sabato, alle ore 6,30 circa, una motonave francese la “Monte Stello”, finì inspiegabilmente insellata sugli scogli dei Barrettini (arcipelago di La Maddalena), in direzione opposta rispetto alla rotta che avrebbe dovuto seguire.
Nessuno si fece particolarmente male (due soli feriti lievi) e le cause dell’incidente ve le lascio facilmente immaginare, essendo l’ultimo giorno dell’anno. Ci fu molta paura soprattutto per le splendide acque del Parco Nazionale appena istituito, a causa di alcune perdite oleose.
A bordo della nave insellata sugli scogli (che quindi non poteva né affondare né capovolgersi) c’erano settantasette passeggeri, più un numero adeguato di marinai, una trentina di auto e alcune decine di camion e Tir.
Si portarono immediatamente in salvo le persone, e tutto sembrò inizialmente ridursi ad un banale incidente che, tutt’al più sarebbe costato qualche centinaio di milioni alla società armatrice.
Mentre si teneva sotto controllo la perdita oleosa in acqua, saltò fuori, il giorno dopo, che a bordo della nave era rimasto non si sa come, un cane di grossa taglia, di colore nero e pelo lungo, forse un pastore belga. Si pensava che il cane fosse stato abbandonato dai padroni durante il salvataggio in elicottero, ma si saprà solo in seguito che era stato affidato per la traversata a un marinaio che lo avrebbe dovuto custodire e consegnare, all’arrivo, al proprietario.
La notizia avrebbe meritato, per quei tempi, 20 righe massimo, ma ad un tratto tutti i giornalisti nazionali furono investiti da una marea di dichiarazioni di Brigitte Bardot, che brigava, tempestando le agenzie giornalistiche di mezza Europa, perché si tornasse sulla nave abbandonata per salvare il cane lasciato senza cibo e acqua buona.
Poiché il piccolo scandalo montava, incontenibile, le direzioni dei giornali cominciarono a studiare titoloni per mostrare con quanto impegno e con quanta cura la locale capitaneria del porto si stesse organizzando per salvare l’animale, tanto caro alla Bardott. Ma un buon titolo necessitava di un nome: quello del cane, che nessuno però conosceva.
Essendo La Nuova Sardegna, il giornale con cui collaboravo, quello più vicino al luogo del “delitto”, bersagliato dalla assillante richiesta di un nome dalle più importanti redazioni nazionali, la stessa si sfogava sul sottoscritto perché, mio malgrado, sul posto del “delitto” vivevo.
Poco importava se nessuno potesse ipotizzare questo stramaledetto nome. Provai a disturbare l’agenzia di viaggio di Marsiglia, dal cui porto la motonave francese era partita, ovviamente senza alcun risultato, dopo aver mobilitato, per ottenere quel numero, il mio amico di Ajaccio, il prof. Dominique Orsoni. Provai a mettermi in contatto con Brigitte Bardot, per il tramite, questa volta, di una collega di France Troi, Emilia Vaugrlade, che era venuta un paio di volte a intervistarmi a La Maddalena. Mi rispose una sorta di maggiordomo che, con accento poco francese, mi comunicò che la Bardot era al parco e che, comunque, non conosceva il nome del cane della Monte Stello, perchè aveva saputo soltanto da un giornale parigino che il cane mancava all’appello, ma il suo nome era ignoto.
Dunque, anche la stampa francese brancolava nel buio. Richiamai l’Agenzia di Navigazione per domandare questa volta almeno il nome della proprietaria del cane. Mi rispose sempre la stessa voce, questa volta piuttosto seccata, che non si trovavano auto o camion intestati a donne, su quella nave: segno che forse il cane viaggiava col marito della signora che aveva fatto la denuncia.
Ad un certo punto, dopo ore di inutili contatti, pensai che nel giro di un’ora stavo spendendo forse più di quanto il mio giornale mi passava mensilmente per la collaborazione. E mi fermai. La sera, mentre stavo per dettare il mio pezzo, mi arrivò una telefonata del mio amico carissimo Gino Zasso, che lavorava per il Corriere della Sera e scherzando mi chiese se avessi trovato finalmente il nome di questo cane.
Siccome ridendo gli risposi per le rime, mi chiese di battezzare io il cane. Gli domandai se stesse dando i numeri, e lui mi spiegò: “Guarda, sono qui con un importante collega di Repubblica, anche lui è d’accordo: tu sei quello più indicato per diritto di vicinanza a battezzare il cane”. E di fronte alla mia resistenza, Gino, che per inciso era stato Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, mi disse: “non hai nulla da temere, la Repubblica ci segue, il Corriere della Sera ci segue, le Agenzie dipendono da noi, tira fuori il nome e facciamola finita. Se no le redazioni ci guasteranno pure il resto delle feste, non ci faranno cenare e dormire per una scemenza”.
Chiamai immediatamente il mio amico e confessore, il giornalista de La Nuova Sardegna Fiorentino Pironti e mi consultai con lui: conosciuti i nomi di Gino Zasso e del suo collega sardo, coniai il nome al volo (Matt) come il cane dei miei vicini che urlavano continuamente contro un antipatico e indisciplinato “Mattilli”.
Il giorno dopo tutti i giornali e tutte le agenzie e le emittenti radio-televisive ripetevano felici il nome di Matt con grande risalto, come per dire “Ecco: lo abbiamo scoperto noi!”.
Il cane venne poi recuperato con qualche difficoltà da due sottufficiali della Capitaneria del Porto di La Maddalena (Alberto Tinteri e Franco Barbosa, rispettivamente comandanti della CP. 227, e della CP. 502), e, dopo aver mangiato e bevuto, col pelo sporco di petrolio, fu portato in uno spiazzo deserto, davanti alla Capitaneria di La Maddalena per essere lavato a dovere.
Due giorni dopo, accendendo la TV di mattina, vidi “Matt” tra i due militari, in studio.
La giornalista RAI, però, ad un tratto lesse una nota proveniente da Parigi, secondo cui il nome Matt non risultava essere quello giusto. Brigitte Bardott, se non ricordo male, appreso dal suo maggiordomo con quanta insistenza la stampa cercasse il nome del cane, era riuscita a venirne a capo. Il nome vero era Vrisby. E a quel punto ricordo che il sottufficiale Alberto Tinteri ammise effettivamente di essere rimasto perplesso, quando, saliti sulla nave per recuperare il cane, pur con tutte le precauzioni possibili e qualcosa da mangiare, lo chiamavano inutilmente Matt, senza che il cane, per quanto sempre dentro l’auto che lo ospitava, coperta ormai a metà di acqua mista a carburante, accettasse di uscire, disinteressandosi a quel richiamo.
Mentre sorridevo, comunque preoccupato e con senso di colpa, mi chiamò al telefono Gino Zasso per tranquillizzarmi, anche lui intento a seguire la trasmissione e a sottolineare la fortuna che, persino a livello internazionale, aveva riscosso la burla del nome Matt. A questo punto, insieme, considerammo però molto seriamente quanto fosse facile, controllando una catena di giornali e di canali radio e TV, (il riferimento era a Berlusconi) condizionare l’informazione e quindi l’opinione pubblica.
(Giancarlo Tusceri – Giornalista e Scrittore)
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