New York. “Sardegna nel radar dei grandi capitali: Bin Salman punta su Santo Stefano”
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L’ex villaggio Valtur passa sotto il controllo di una società partecipata al 90% da Red Sea Global e al 10% dalla famiglia Benetton
REDAZIONE – “Ci sono operazioni immobiliari che riguardano semplicemente il passaggio di proprietà di un albergo. E ce ne sono altre che raccontano qualcosa di più profondo: indicano la direzione verso cui si stanno muovendo il turismo, i capitali internazionali e, in questo caso, una parte importante della Sardegna. L’ingresso del fondo sovrano saudita nell’ex villaggio Valtur dell’isola di Santo Stefano, nell’arcipelago di La Maddalena, appartiene decisamente alla seconda categoria.
La Santo Stefano Resort, società proprietaria della struttura, risulta infatti partecipata per il 90% da un veicolo riconducibile a Red Sea Global, società controllata dal Public Investment Fund (PIF) dell’Arabia Saudita, e per il restante 10% da interessi riconducibili alla famiglia Benetton attraverso la holding Re.vo.
Non si tratta soltanto di un nuovo proprietario. Dietro Red Sea Global c’è uno dei protagonisti della profonda trasformazione economica che l’Arabia Saudita sta portando avanti nell’ambito di Vision 2030, il progetto con cui Riyad sta cercando di ridurre progressivamente la propria dipendenza dal petrolio investendo in turismo, infrastrutture, tecnologia e grandi progetti immobiliari.
Il Public Investment Fund, presieduto dal principe ereditario Mohammed bin Salman, gestisce asset per oltre 900 miliardi di dollari. Red Sea Global ne rappresenta uno dei principali strumenti nel settore dell’ospitalità e dello sviluppo turistico di fascia alta. E questa volta lo sguardo si è posato sulla Sardegna.
Da villaggio turistico a destinazione internazionale
Il complesso di Santo Stefano conta oggi oltre trecento camere, molte delle quali direttamente affacciate sul mare. La prospettiva sarebbe quella di una profonda trasformazione: meno camere, spazi più ampi, servizi superiori e un riposizionamento verso un cinque stelle di lusso. La gestione operativa dovrebbe invece rimanere affidata al gruppo Uvet.
È una strategia che conosciamo bene nel mercato internazionale dell’hospitality: non aumentare necessariamente i volumi, ma aumentare il valore. Meno ospiti, maggiore esclusività, maggiore capacità di spesa. In altre parole, la stessa traiettoria che negli ultimi anni sta trasformando una parte consistente dell’offerta turistica mediterranea. Ma a Santo Stefano esiste una componente che nessuna ristrutturazione può creare artificialmente: il luogo. Siamo nel cuore dell’arcipelago di La Maddalena, in uno dei tratti di Mediterraneo più spettacolari al mondo, di fronte a coste che per decenni hanno contribuito a costruire l’immagine internazionale della Sardegna.
Il capitale può trasformare una struttura. Non può inventare un mare così.
La Sardegna sta cambiando posizione
L’operazione arriva mentre l’interesse degli investitori internazionali per l’isola continua a crescere. Per molti anni la Sardegna del lusso è stata identificata quasi esclusivamente con la Costa Smeralda: Porto Cervo, Cala di Volpe, Romazzino, Pevero. Oggi quella geografia sembra allargarsi.
I grandi investitori non cercano più soltanto immobili prestigiosi. Cercano destinazioni capaci di diventare brand internazionali, territori con identità forte, scarsità dell’offerta e potenziale di crescita. Ed è probabilmente questa la vera notizia dietro l’acquisizione di Santo Stefano.
La Sardegna non viene osservata soltanto come luogo dove trascorrere le vacanze. Viene sempre più considerata come un asset strategico nel mercato mondiale dell’hospitality di lusso.
Il nuovo Mediterraneo del lusso
Da una parte c’è la grande disponibilità di capitale dei fondi internazionali, dall’altra esistono luoghi difficilmente replicabili. Quando questi due elementi si incontrano, il valore può crescere molto rapidamente. È quello che sta accadendo in diverse aree del Mediterraneo, dalla Grecia alle Baleari, dalla Costa Azzurra alle coste italiane. Ma la Sardegna possiede ancora un vantaggio difficile da trovare altrove: una parte significativa del territorio mantiene un senso di spazio, natura e autenticità che molte destinazioni mature del turismo internazionale hanno progressivamente perduto.
La sfida sarà evitare che l’arrivo dei grandi capitali trasformi l’isola semplicemente in una successione di resort esclusivi. Il vero salto di qualità sarebbe un altro: utilizzare questi investimenti per migliorare infrastrutture, servizi, collegamenti, occupazione qualificata e capacità di attrarre turismo internazionale durante una stagione più lunga.
Perché il lusso contemporaneo non coincide più soltanto con una camera da migliaia di euro a notte. È esperienza. Territorio. Cultura. Ambiente. Identità.
Da Riyad a La Maddalena
C’è infine qualcosa di simbolico in questa operazione. Una società nata per sviluppare alcune delle più ambiziose destinazioni turistiche del Mar Rosso sceglie un’isola della Sardegna per una delle sue prime operazioni internazionali.
Red Sea Global aveva già indicato l’Italia come possibile prima destinazione della propria espansione al di fuori dell’Arabia Saudita. Santo Stefano sembra ora concretizzare quella strategia e da Riyad all’arcipelago di La Maddalena la distanza geografica è enorme, quella finanziaria, evidentemente, molto meno.
Questo il segnale più interessante: nel nuovo atlante mondiale del turismo di lusso, la Sardegna occupa ormai una posizione che i grandi investitori internazionali non sembrano più voler ignorare.”
Claudio Vinci – “La Voce di New York”
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