“Il desiderio delle Stelle”
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REDAZIONE – “Forse, e dico forse, a noi uomini del digitale e dell’Intelligenza Artificiale mancano… le stelle. Da questo, allora, un desiderio. Eppure le stelle ci sono sempre, lassù, nel cielo blu-notte. Ma per vederle e contemplarle occorre sollevare lo sguardo verso l’alto. È un movimento lieve, eppure può comportare uno sforzo non da poco della volontà. Di quella volontà tutta concentrata sul catturante strumento digitale. E così l’uomo post-moderno e “dopo il cristianesimo”, come ebbe a scrivere Péguy, assuefatto di virtuale e di impersonale, non si stupisce di fronte allo spettacolo che offre la volta celeste quando il cielo notturno è solo tutto uno sfavillio, perché solo sfiora, assaggia e mai tocca in profondità, mastica e assapora.
Allora, par che quest’uomo sia incapace di mettere i suoi occhi arrossati nell’argento delle stelle. E se, invero, questa via gli è stata preclusa dall’eccessivo uso dei formidabili strumenti digitali? L’occhio ha bisogno di esercizio e, dunque, di buona abitudine. Perciò, se questa manca, può perdere l’indole di mirar le stelle? Purtroppo, sì! Anche se, per dirla con Dante, viene da “l’infima lacuna”? Ahimè, sì! Ma allora, il desiderio, la mancanza di stelle? Questo è e resta naturale, ma può atrofizzarsi, finire come un tesoro ben nascosto. Il citato divino poeta, canta: “E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Ma quanta fatica, sforzo, ha comportano questa uscita!
Cos’è un uomo che non si stupisce, che non apre bocca, col naso all’insù, e ammutolisce? Quanto, invece, si beava l’adolescente Giacomo Leopardi, “d’in su i veroni del paterno ostello”, incantato, sopraffatto dalle domande di sempre dell’uomo di tutti i tempi. Ah lui sì! che sapeva come soddisfare, dissetare, appagare il desiderio di stelle che altro poi non è che desiderio di Cielo, di Alto, di altezza. Dovremmo tutti noi, uomini del digitale e dell’IA, che viviamo nelle bassezze di una vita quotidiana priva di slanci, cogliere la lezione umana di Leopardi sull’arte di quelle stelle che se contemplate e lodate, ci sollevano dalle nostre terrene, umanissime miserie.
Dunque, orsù, andiamo a disseppellire il desiderio, la mancanza di stelle nella nostra vita. Questo c’è, ancora, non è andato via, lontano. Ha solo un gran bisogno di essere ri-scoperto, reso attivo, vivo, palpitante. Il sempre agitato cuore dell’uomo, è meno umano, se non ha un cielo stellato sulla sua piccola, comune vita; se non desidera estraniarsi dalla monotonia e da quella “noia che genera mostri”, come intuì Goya. E non si tratta di avere sogni come padroni, piuttosto di darsi una prospettiva verso l’Alto, perché l’orizzonte muti e il nostro quotidiano non sia fatto solo di produzione e di consumo. Allora, di null’altro abbiamo particolare bisogno, se non dell’”amor che move il sole e l’altre stelle”.
di Don Sandro Serreri
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