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Migranti. L’Europa si spacca: Italia chiamata a farsi carico dei trasferimenti, mentre Francia e Spagna dicono No

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Fateci capire come deve funzionare…

REDAZIONELa notizia mette in evidenza una contraddizione tutta europea. Finlandia e Svezia si preparano a riattivare i trasferimenti verso l’Italia dei richiedenti asilo per i quali il nostro Paese risulta competente (?) secondo il nuovo regolamento europeo (?), mentre Francia e Spagna scelgono una strada diversa, evitando per ora di procedere con trasferimenti analoghi.

La critica più forte riguarda proprio questo punto: l’Europa sembra avere ancora una volta regole comuni, ma applicazioni nazionali completamente diverse. Se il nuovo Patto europeo sulla migrazione stabilisce responsabilità e procedure, non dovrebbe essere lasciato ai singoli governi decidere quando quelle regole diventano convenienti e quando invece possono essere aggirate o interpretate diversamente.

E per l’Italia il problema è ancora più evidente:

Il Paese di primo ingresso rischia di trasformarsi nuovamente nel punto di raccolta delle fragilità del sistema europeo. Gli altri Stati possono accogliere, trasferire, respingere o collaborare secondo le proprie esigenze, mentre Roma si ritrova a dover gestire il peso maggiore della frontiera meridionale.

C’è poi un elemento politico difficile da ignorare: non si può chiedere solidarietà all’Italia soltanto quando serve agli altri Paesi. Se Finlandia, Svezia, Germania, Austria e Svizzera applicano il meccanismo dei trasferimenti, mentre Francia e Spagna scelgono di non procedere nello stesso modo, la tanto proclamata solidarietà europea rischia di rimanere soltanto uno slogan.

La vera domanda, quindi, non è se l’Italia debba accettare o meno qualche trasferimento, ma perché dopo anni di discussioni l’Unione europea non sia ancora riuscita a costruire un sistema uniforme, prevedibile e realmente condiviso. Una politica migratoria comune non può funzionare se la solidarietà è obbligatoria per alcuni e opzionale per altri.

In definitiva, questa vicenda non dimostra soltanto la difficoltà dell’Italia nel gestire i flussi migratori: dimostra soprattutto la debolezza dell’Europa nel parlare con una sola voce.

E finché ogni capitale continuerà a difendere il proprio interesse nazionale, il problema migratorio resterà scaricato soprattutto sui Paesi di frontiera… come l’Italia.

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