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Nuova Legge elettorale. Ricorso al Tribunale di Cagliari, contestati 8 profili, incostituzionali

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REDAZIONE – È stato depositato questa mattina al Tribunale ordinario di Cagliari un ricorso contro la Presidenza del Consiglio dei ministri per contestare la legittimità costituzionale della nuova legge elettorale.

L’iniziativa, promossa dagli avvocati Giovanni Dore, Carlo Augusto Melis e Alessandro Tedde, ha raccolto il sostegno di esponenti del mondo accademico, giuridico, istituzionale, politico e culturale sardo.

Tra i ricorrenti figurano i costituzionalisti Pietro Ciarlo, Gianmario Demuro e Andrea Deffenu, l’ex presidente della Regione Federico Palomba, l’ex presidente del Consiglio regionale Gian Mario Selis e l’ex rettrice dell’Università di Cagliari Maria Del Zompo, insieme ad altri giuristi e rappresentanti della società civile.

Il ricorso si inserisce in una mobilitazione nazionale coordinata con la rete di avvocati che fa riferimento a Roberto Zaccaria, Pietro Adami, Federico Grosso e Maria Agostina Cabiddu.

Analoghe iniziative saranno presentate davanti ai tribunali delle altre 25 sedi di Corte d’Appello italiane, con l’obiettivo di sottoporre alla Corte costituzionale le questioni sollevate dalla nuova normativa.

Secondo i promotori, la legge presenta possibili contrasti con principi fondamentali della Costituzione, tra cui l’uguaglianza del voto, la libertà di scelta degli elettori, il pluralismo politico e l’equilibrio della forma di governo parlamentare.

Otto i principali profili contestati:

  1. il premio di maggioranza
  2. la scelta dei candidati che beneficiano dei seggi aggiuntivi
  3. la ripartizione nazionale dei seggi e la rappresentanza territoriale
  4. il premio nazionale al Senato
  5. il rapporto tra le due Camere
  6. i capilista bloccati
  7. le candidature multiple,
  8. le regole sulla rappresentanza di genere, l’indicazione obbligatoria del candidato alla presidenza del Consiglio e l’aumento delle firme necessarie per presentare le liste.

In particolare, i ricorrenti ritengono che il premio di maggioranza previsto al raggiungimento del 42% dei voti — pari a 70 deputati e 35 senatori – possa creare una sproporzione eccessiva tra consenso elettorale e rappresentanza parlamentare.

Contestano inoltre i meccanismi che limitano la scelta diretta degli eletti, le possibili ricadute sulla rappresentanza regionale e le disposizioni che potrebbero penalizzare le forze politiche minori, rendendo più difficile l’accesso alla competizione elettorale.

Le questioni sollevate mirano a verificare la compatibilità della nuova legge con i principi costituzionali di rappresentanza democratica, pluralismo e parità di partecipazione politica.

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