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Valerio Scanu attacca l’autotune dopo Battiti Live: «Povero pubblico, musica dal vivo RIP»

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REDAZIONE – Valerio Scanu non ha aspettato la mattina dopo. Sabato sera, con la serata ancora calda, ha aperto le sue storie Instagram e ha messo nero su bianco quello che gli girava in testa: “Autotune e post-produzione a bomba ne abbiamo? Povero pubblico. Musica dal vivo RIP“.

Come spiega Libero.it, il bersaglio, per chi quella sera era davanti alla tv, non era difficile da indovinare. Su Canale 5 andava in onda TIM Battiti Live 2000 Hits, lo speciale condotto da Ilary Blasi con Fabio Rovazzi e Daniele Battaglia, ideato per riportare in prima serata le hit dei primi venticinque anni del nuovo millennio. Sul palco più di venti nomi, da Marco Mengoni a Elodie, da Annalisa agli Articolo 31, fino ai Gemelli Diversi e a Sugarfree.

Cosa ha scritto Valerio Scanu nelle storie Instagram dopo TIM Battiti Live 2000 Hits

Il cantante sardo non ha fatto nomi, e va detto subito. Non ha puntato il dito contro un artista in particolare né contro la produzione dello show: ha attaccato un metodo e un’abitudine che secondo lui è diventata la regola. L’autotune non è più un effetto creativo, la post-produzione è così spinta che leviga tutto, e in mezzo uno spettatore che si porta a casa qualcosa che con la musica dal vivo ha poco a che fare. “Povero pubblico”, dice, perché la sensazione è quella di un pubblico preso poco sul serio.

Per chi lo segue da tempo la posizione non è una novità. Scanu, vincitore di Sanremo 2010 con Per tutte le volte che…, su questo tema è tornato più volte: in primavera aveva parlato apertamente di abuso di autotune al Festival di Sanremo 2026, dicendo di conoscere i nomi di cantanti insospettabili e fermandosi solo per non rischiare una querela. Una battaglia che porta avanti da anni, sempre con lo stesso tono diretto, senza troppi giri di parole.

Autotune, playback e musica dal vivo: perché la polemica divide il pubblico

La posizione sull’utilizzo dell’autotune è sempre la solita. Da un lato chi gli dà ragione e sente da tempo la stessa cosa: voci troppo perfette e quella sensazione strana di aver già visto e sentito tutto. Dall’altro chi ribatte che l’autotune è uno strumento come il riverbero o il compressore, che le grandi produzioni televisive lavorano su tempi stretti e che una base solida serve a proteggere lo spettacolo, non a truccarlo. Senza dimenticare il playback, che in tv esiste da decenni e non ha mai smesso di far discutere.

Non possiamo trascurare poi una cosa che riguarda proprio un format come questo. Una serata costruita sui tormentoni degli anni Duemila mette le voci di oggi accanto al ricordo che il pubblico ha del disco di allora, e il confronto è dei più difficili perché in un margine così sottile, qualsiasi ritocco in più si sente.

La storia su Instagram, come tutte, sparisce dopo ventiquattro ore. Da Mediaset e dagli artisti della serata, al momento, nessuna risposta. E conoscendo Scanu, la prossima occasione per tornare sull’argomento se la prenderà da solo.

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