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A chi giova manifestare con violenza?

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Le legittime proteste degli studenti, nate per portare all’attenzione problemi e disagi reali, meritano ascolto, rispetto e risposte concrete. Tutt’altra cosa è approfittare di una mobilitazione studentesca per trasformarla in uno strumento di contrapposizione politica, alimentando tensioni, provocando disagi e arrecando danni alla collettività.

Il diritto di manifestare è sacrosanto, ma non può diventare un pretesto per esasperare gli animi o scaricare sui cittadini le conseguenze di iniziative che nulla hanno a che vedere con la soluzione dei problemi denunciati dai ragazzi.

Quando la politica rinuncia al confronto costruttivo e cerca visibilità attraverso la protesta altrui, finisce per tradire proprio le ragioni di chi dovrebbe sostenere. Un’opposizione dovrebbe avanzare proposte, esercitare il proprio ruolo di controllo e contribuire a risolvere i problemi, non cavalcare il malcontento per alimentare lo scontro.

Le difficoltà degli studenti meritano risposte, non strumentalizzazioni. E i cittadini meritano rispetto, non disagi e tensioni provocati da una politica incapace di distinguere tra partecipazione democratica e opportunismo.


REDAZIONE – È importante distinguere il diritto di manifestare pacificamente dagli atti di vandalismo, dalle aggressioni e dalle altre condotte illecite eventualmente accertate.

Le manifestazioni del 17 ottobre contro il carovita, gli aumenti dei prezzi e le difficoltà economiche, i problemi della Scuola si sono trasformate in scontri con le forze dell’ordine e seri danneggiamenti in diverse città italiane.

Un plauso, invece, va agli autotrasportatori e agli agricoltori che in questi giorni stanno manifestando nel Sud Italia con determinazione, dignità e spirito di sacrificio, garantendo agli altri cittadini la libera circolazione e la sicurezza, portando all’attenzione del Paese le difficoltà di chi lavora e ogni giorno lotta per mandare avanti la propria attività.

La loro mobilitazione dimostra che si può protestare con fermezza senza trasformare il dissenso in devastazione, senza aggredire e senza distruggere. Un messaggio importante in un momento in cui alcuni episodi di violenza rischiano di oscurare le ragioni di chi scende in piazza pacificamente.

Così come invece è accaduto ai tanti studenti per bene, che hanno tentato di portare avanti le loro legittime ragioni della protesta.

Le tensioni maggiori sono state registrate a Milano, Bologna e Torino, dove gruppi di giovani incappucciati – generalmente di seconda generazione (Teppisti, Maranza e delinquenti comuni) – hanno lanciato oggetti contro la Polizia, danneggiato arredi urbani, esercizi pubblici, auto parcheggiate e provocato disordini.

A Milano la situazione più grave: in centro sono state infrante vetrine, saccheggiati negozi e incendiate barricate. Le forze dell’ordine hanno utilizzato lacrimogeni e idranti per disperdere i gruppi violenti. Il giorno successivo si sono verificati nuovi episodi di vandalismo.

A Bologna: gli scontri si sono concentrati nell’area della stazione ferroviaria e in piazza Medaglie d’Oro, con lancio di bottiglie, pietre, fumogeni e transenne. Sono intervenute le forze dell’ordine con lacrimogeni e idranti.

A Torino: si sono registrati disordini, cassonetti divelti e utilizzati come barricate, oltre al lancio di bottiglie, petardi e pietre contro gli agenti. Diverse persone, tra cui numerosi minorenni, sono state fermate per accertamenti.

Il Governo, e la politica in genere, ha condannato le violenze e convocato una riunione sulla sicurezza. Il dibattito politico si è concentrato sulla necessità di garantire il diritto di manifestare senza consentire che le proteste degenerino in aggressioni e danneggiamenti.

Le rivendicazioni sociali ed economiche possono essere legittimamente portate in piazza. Ma il diritto di manifestare non giustifica la violenza contro le persone, le forze dell’ordine e i beni pubblici o privati.

Le responsabilità devono essere accertate individualmente, senza attribuire indistintamente a tutti i manifestanti le condotte dei gruppi violenti.

Ma c’è un aspetto che merita una riflessione seria:

Chi sono questi Gruppi Violenti che sistematicamente si presentano alle manifestazioni legittime ricorrendo alla violenza, provocando scontri con le forze dell’ordine, danneggiando negozi, devastando arredi urbani e mettendo in difficoltà cittadini e lavoratori?

La protesta è un diritto, la violenza è una responsabilità individuale.

Non si può consentire che questi Gruppi di Delinquenti trasformino ogni volta le piazze in scenari di scontro, approfittando delle legittime manifestazioni per imporre la propria prepotenza.

La nota positiva delle manifestazioni

E’ giusto evidenziare che la mobilitazione degli autotrasportatori e degli agricoltori è riuscita ad emarginare i Gruppi di Violenti e ha dimostrato che si può protestare con fermezza, coivolgendo pacificamente la società, senza trasformare il dissenso in devastazione, senza aggredire e senza distruggere.


La nota dei sindacati di Polizia

La Segreteria provinciale FSP Polizia di Stato FSP – Bologna esprime la massima solidarietà ai colleghi feriti negli scontri di oggi e a tutte le donne e gli uomini delle forze dell’ordine che hanno affrontato una giornata di inaudita violenza. A loro va il nostro ringraziamento più profondo, insieme all’augurio di una pronta guarigione per chi ha riportato lesioni.

Siamo stanchi, siamo stufi e siamo INCAZZATI!

Stanchi di vedere donne e uomini in divisa mandati ad affrontare situazioni di guerriglia urbana, esposti al rischio concreto di essere feriti, mentre gruppi di violenti lanciano contro di loro qualsiasi oggetto, dalle pietre ai segnali stradali, dalle sedie alle biciclette, con l’evidente volontà di colpire più duramente possibile chi rappresenta lo Stato.

Quello che è accaduto oggi a Bologna, tra il centro, la zona della stazione e la Montagnola, è inaccettabile. Una manifestazione che avrebbe dovuto svolgersi pacificamente è stata segnata da scontri, danneggiamenti e aggressioni, fino all’imbrattamento della Basilica di San Petronio. Una città non può essere ostaggio di chi usa la violenza come strumento di prevaricazione.

La nostra vicinanza va soprattuto alle donne e agli uomini dei Reparti Mobili della Polizia di Stato, che ancora una volta hanno dimostrato coraggio, professionalità, disciplina e un altissimo senso del dovere.

Insieme a tutti gli altri operatori delle forze dell’ordine, hanno affrontato situazioni estremamente pericolose, mantenendo lucidità e capacità operativa anche sotto una pioggia di oggetti e aggressioni.

C’è una differenza che non può essere ignorata, i nostri colleghi affrontano questi scontri a viso scoperto, riconoscibili, con una divisa che li rende immediatamente identificabili. Dall’altra parte, gruppi di soggetti con il volto travisato scelgono di nascondere la propria identità mentre lanciano oggetti e attaccano gli operatori. Il coraggio di chi serve lo Stato non può diventare una condanna a subire la violenza di chi pensa di poter agire impunemente.

Dietro ogni uniforme c’è una persona. C’è un padre, una madre, una moglie, un figlio. Ci sono famiglie che aspettano a casa e che hanno il diritto di sapere che i propri cari torneranno sani e salvi dal servizio.

Quando vengono lanciati sanpietrini, biciclette e oggetti pesanti contro gli agenti, non siamo più davanti a una semplice protesta degenerata: siamo davanti a condotte che possono provocare conseguenze gravissime e persino mettere in pericolo la vita delle persone.

No possimo continuare a mandare uomi e donne al massacro.

Alla politica chiediamo di abbandonare ogni ambiguità: condanna netta della violenza, solidarietà concreta alle forze dell’ordine e pieno sostegno a chi è chiamato a garantire la sicurezza pubblica. Non servono dichiarazioni di circostanza, ma scelte precise, strumenti adeguati, tutela legale e conseguenze certe per chi commette reati.

Chi aggredisce un poliziotto deve essere identificato e perseguito. Chi devasta una città deve risponderne. Chi mette in pericolo la vita degli altri non può trovare giustificazioni dietro uno slogan o una bandiera.

FSP Polizia di Stato dice basta. Basta violenza, basta impunità, basta mettere a rischio la vita dei nostri colleghi.

Matteo Di Vincenzo – Segretario Provinciale Generale Aggiunto – FSP Polizia di Stato Bologna

Oscar Regnaud Carcas – Segretario Generale Provinciale – FSP Polizia di Stato Bologna

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