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“Homo Superficialis”

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REDAZIONE – “Permettetemi, questa volta, di partire dalla mia esperienza. Ora che ben ricordo, da bambino, ma anche da ragazzo, stando nelle acque di un bellissimo mare, mi piaceva, munito di maschera boccaio e pinne, immergermi ed esplorare il fondale, vedere quel che c’era sotto la superficie dell’acqua. Fu questo il mio comportamento abituale anche nello studio, nella conoscenza della vita e del mondo.

E così capii presto che non ero fatto per le superfici, ma per le profondità.

Sì, sin da bambino, non sono mai stato un superficiale, ma ho sempre avuto il piacere di approfondire, di andare oltre quel che è possibile vedere stando e rimanendo in superfice. La mia semplice strategia aveva lo scopo di vedere meglio e, soprattutto, di capire molto di più.

Ovviamente, questo modo di approcciare la realtà comporta impegno e fatica. Non andare oltre, ma fermarsi, significa: dedizione, sguardo attento, studio, domande, sperimentazione. Dunque, l’uso di tutta una serie di strumenti intellettivi e del vissuto quotidiano che richiedono tempo e, insieme, passione, curiosità, costante esercizio di saggia pazienza. Ma, poi, il risultato che si ottiene il tutto appaga, ricompensa, premia. Grazie all’uso della capacità di saper approfondire, smontare, scrutare minuziosamente – come un artigiano orologiaio –, è naturale ricavare scoperte, orizzonti, comprensioni che elevano il pensiero e, di rimando, anche la vita personale nelle sue qualità spirituali.

Parlare di: scendere in profondità, nel tempo sempre più veloce che molti di noi siamo costretti a vivere e, dunque, a subire, dominato da strumenti tecnologici che soddisfano il bisogno post-moderno del: Tutto e subito! …potrebbe suonare persino fastidioso. Questo, forse è vero, ma necessario e quanto mai urgente.

Ormai la superficialità estende il suo vasto impero nella vita sociale in ambiti molto importanti, quali: la famiglia, la scuola, le relazioni sociali, l’amicizia, il lavoro. La superficialità regna sovrana nei sentimenti, nella affettività, nella conoscenza delle nozioni scolastiche di base e superiori. E questa è la potente, affascinate, seducente risposta alla caratteristica tendenza della natura umana a eliminare: fatica, impegno, dedizione, sacrificio, pazienza.

Gli strumenti elettronici, digitali, vengono incontro all’homo superficialis mettendo nelle sue mani soluzioni confezionate frettolose e parziali, il modo immediato per non affaticarsi, ottenere e avere col minimo sforzo.

Questo è un uomo che consuma senza fermarsi, senza porsi le domande fondamentali della vita umana, incapace di collegare la sua vita personale con tutto il mondo che lo circonda, la storia e la geografia.

A ben osservare, è un uomo che non sa da dove viene e dove sta andando, che non sa dove si trova. Insomma, un uomo che galleggia sulla superficie del suo mare privato, circoscritto e non tridimensionale.

L’homo superficialis, è un uomo che brucia in fretta le sue giornate senza senso e prospettive, tremendamente post-moderno e, ahimè e ahi noi! post-cristiano.”

Don Sandro Serreri

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