Don Sandro Serreri. “La Morte mascherata”
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REDAZIONE – Che strana schizofrenia, sdoppiamento, quella contemporanea, che riguarda Colei che è il nostro prossimo più prossimo: La Morte.
Sin dalla nostra nascita ci segue, accompagna, più di una madre, di una sorella. In verità, la nostra ombra è la sua ombra.
Non la vediamo o, piuttosto, non vogliamo vederla, ma lei è sempre accanto a noi.
Eppure, ed ecco l’accennata schizofrenia, respingiamo il suo solo pensiero che ci viene alla mente; allontaniamo il suo odore, quello confuso dentro gli odori della vita.
Quando si fa oggettiva, tangibile, nel cadavere del familiare o conoscente che vegliamo, la emarginiamo, la nascondiamo nel privato che, almeno così ci sembra, tutto può risolvere.
Scegliamo strani orari per tentare di esorcizzarla con qualche pia preghiera di circostanza, che riteniamo, nonostante la nostra tiepidezza religiosa, possa fare solo del bene.
Il nostro tempo, come non mai, vede la cura del corpo e dell’ideale della bellezza dominare il palcoscenico della pubblicità, il teatro della vanità e dell’apparenza, nella costosa ricerca di una eterna giovinezza; di una vita che tanto vogliamo esente dalle premesse, dagli accesi indicatori della Morte: il limite creaturale, la fragilità, l’invecchiamento, il disfacimento, i deficit che colpiscono i nostri sensi. Ma tutto questo è, pur terribilmente e spaventosamente, umano, pelle della nostra pelle, sangue del nostro sangue. Nonostante il nostro costante, quotidiano impegno nel mascherare la Morte, nel far seriamente finta che sia qualcosa di non personale, volenti o nolenti, lungo il corso del nostro cammino terreno c’imbattiamo nella Morte.
Ma che assurda fatica, questa! quando tutti i mezzi della comunicazione sociale altro non fanno che bombardare la nostra vista e il nostro udito con violente immagini e suoni di Morte. Forse, non è questa la realtà nelle vie e piazze degli omicidi, nelle tante guerre di potere economico, nelle stragi etniche, nei notturni crocicchi delle droghe giovanili mortali, nei raccapriccianti abusi domestici? Dunque, c’è un film continuo e una musica-colonna sonora di Morte ostentata nelle nostre comuni, quasi tutte uguali giornate.
E così, se pur ci sforziamo di eludere quella che coraggiosamente un uomo medioevale ha chiamato: “Sorella morte”, sfidandola con la scelta della Povertà, ecco che le sorelle, assai macilente, quelle che popolano il nostro vissuto quotidiano, incombono sulle nostre inutili fantasie.
Questa Morte mascherata ha un solo scopo: quello di non rispondere a una domanda di senso. Questa: “Dimmi: ove tende questo vagar mio breve?” (Giacomo Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia). A questo interrogativo, l’uomo dell’Intelligenza Artificiale non sa rispondere, perché non sa guardare la Morte all’interno del moto continuo della Vita, quella che genera e ri-genera. Non sa contemplare la vittoria, sempre, della sopravvivenza sulla Morte. Non sa sfidare la sua naturale sorella con l’accogliere il limite e farne un fine che non impoverisce, ma dona nell’ultimo respiro completezza e pace. Perciò, in questo nostro maltempo martoriato da tante, troppe, guerre, il cristiano è chiamato a essere fratello della Morte che non teme, perché la pone sotto la vittoria di una vita bella e buona.
Don Sandro Serreri
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